FanFiction Yu degli spettri | Love's Stories di himenochan | FanFiction Zone

 

  Love's Stories

         

 

  

  

  

  

Love's Stories   (Letta 709 volte)

di himenochan 

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Sezione:

Anime e MangaYu degli spettri

Genere:

Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Clout: Your Heart 

Botan si troverà nei pasticci per colpa di un equivoco, ma, chissà, qualcuno sarà pur disposto ad aiutarla...


  

Questa è una raccolta di one-shot su uno dei miei anime preferiti! Spero che vi possano piacere!! kiss hime ^_^

Clout: Your Heart
(Bersaglio: il tuo cuore)


Quella sera, poteva sembrare come le altre per me e le mie amiche, che non sapevamo quel che sarebbe successo di lì a poco. Ora, non so se la mia sia stata fortuna o sfortuna; so solo che capitò, e che io non potei far nulla per sfuggire al mio destino, che mi attendeva su una bella moto rossa e nera. Ma di una cosa sono sicura, quella notte cambiò la mia vita…

-Che bella serata!- disse una ragazza dai mossi capelli turchesi. –Dovremo organizzarne più spesso…senza ragazzi e fidanzatini tra i piedi!-
Le altre ragazze che l’accompagnavano, scoppiarono a ridere, divertite.
-Si hai proprio ragione Botan!!- concordò l’amica dai capelli color acquamarina. –Però…a me la presenza di Kazuma non disturba…- completò, arrossendo fino alla radice dei capelli.
- E brava la nostra Yukina!!- la prese amorevolmente in giro Keiko, e quella arrossì ancora di più, se possibile.
-E dai Kei!! Non dire così, che l’imbarazzi!!- l’ammonì Shizuru, la più grande tra loro. –Se no, poi te la fa pagare!-
Detto fatto! Infatti…
-E tu che mi dici di Yusuke, eh Keiko??-
Yukimura abbassò lo sguardo, improvvisamente triste.
-Ehy Kei!! C’è qualche problema?- chiese Botan preoccupata.
-No no…non ti preoccupare!!- un sorriso, chiaramente forzato, incurvava le belle labbra della mora, abbellite da un filo di lucidalabbra.
-Sicura??- insistette Kuwabara, che aveva intuito il motivo del suo cambiamento d’umore.
-Beh…le cose non vanno tanto bene con Yusuke…da quando è tornato, ho come la sensazione che mi stia evitando…-
-Forse si sente in colpa per averti lasciato da sola così allungo.- provò Yukina.
-Oppure, è preoccupato per la situazione nel Mondo dei Demoni.- tentò Botan.
-Boh…forse avete ragione voi! Mi sto preoccupando troppo!!!-
Ridendo e scherzando, arrivarono ad un bivio.
-Dai ragazze…vi devo lasciare. Io vado di qua!-
Botan salutò tutte, poi svoltò l’angolo a destra, mentre le sue migliori amiche continuarono diritte.
Era stata una serata molto stancante, per tutte. Dopo un giro in città, per fare shopping, erano andate in un pub, dove erano rimaste fino alle 23.00 circa.
All’improvviso sentì dei rumori dietro di sé. Si bloccò, guardando oltre la sua spalla, ma non c’era nessuno: la strada era buia e deserta. Eppure, non l’abbandonava mai la sensazione di essere seguita, osservata. Erano giorni che aveva quell’orribile sensazione. Si sentiva sorvegliata, controllata in ogni suo gesto.
Senza accorgersene, aumentò l’andatura, mettendosi quasi a correre; e l’avrebbe di certo fatto, se non avesse avuto gli stivali con i tacchi alti.
Di tanto in tanto voltava il capo, per assicurarsi che non ci fosse nessuno alle sue spalle. Così facendo però, non stava attenta a dove metteva i piedi, e rischiava di cadere. Un brivido le corse lungo la spina dorsale quando il mormorio che sentiva dietro di sé divenne più forte e vicino. La paura cominciò a scivolarle dentro, mettendola in allarme, ed il ticchettio dei suoi passi sul marciapiede non l’aiutava di certo, innervosendola ulteriormente. Come se ce ne fosse bisogno!!
Quasi gettò un grido quando andò a sbattere contro qualcosa, o qualcuno. Per non cadere rovinosamente al suolo, si aggrappò alla prima cosa che le capitò a tiro, che si rivelò essere un braccio.
Quando ebbe riacquistato l’equilibrio, aprì gli occhi, che aveva chiuso istintivamente, trovandosi davanti la faccia sfregiata di un uomo. Un moto di disgusto le pervase le membra alla vista di quel viso scavato. Con uno spintone si liberò della stretta dell’individuo, che barcollò pericolosamente. La ragazza fece qualche passo indietro, osservando orripilata l’essere che aveva di fronte. Era indescrivibile. Non era un tipo molto alto, al massimo raggiungeva il metro e sessanta. Era tarchiato e molto muscoloso, come gonfiato. Le spalle larghe, raggiungevano sicuramente la larghezza di un armadio a due ante. Quello che la sconvolse però, fu la testa: troppo piccola per quel corpo. Era sproporzionata, ed era paurosamente sciupata: aveva due fosse al posto delle guance! I capelli lunghi, di un marrone strano, le ricadevano sporchi e oleosi sulle spalle, incorniciando il viso scarno. Gli occhi…gli occhi erano spiritati: sbarrati, con la pupilla di dimensioni microscopiche.
Un drogato, per giunta sbronzo. Si sentiva il puzzo di alcool da metri di distanza.
Per un momento, sperò che il lampione che lo illuminava svanisse, oscurandolo e impedendone la vista.
Disgustata, cercò di aggirarlo, passando per la strada, ma il ragazzo l’afferrò per il gomito, bloccandola.
Strattonò il braccio, per liberarsi dalla presa, ma non ci riuscì.
Con un salto, l’individuo si ritrovò di fronte a lei, solo pochi centimetri a separarli. Il tanfo di birra e whisky, mischiato al sudore, le invase le narici, provocandole un conato.
Botan rimase paralizzata, senza sapere che fare, guardando ad occhi sbarrati il tizio avvicinare il viso al suo, come per baciarla. Voleva scappare, fuggire lontano da quell’essere, ma non era in grado di muoversi tanta era la paura ed il ribrezzo che in quel momento provava.
Ma all’improvviso, si bloccò. L’individuo si fermò, a millimetri dalla sua bocca, serrata con forza. Incredibilmente, il tipo allentò la stretta sul braccio, voltando la testa dall’altra parte, rivolgendo lo sguardo alla strada.
Non riusciva a capire cosa l’avesse trattenuto. Poi, giunse anche alle sue orecchie: un forte rombare. Il ronzare intenso di un motore.
Pochi minuti dopo, un’enorme moto nera e rossa si fermò vicino a loro. Il motociclista, scese dal veicolo, con calma; non si tolse nemmeno il casco nero che indossava.
-Spiacente amico, la ragazza è già impegnata.- disse. La sua voce era calda e suadente, ma allo stesso tempo fredda e tagliente. Un brivido le scivolò lungo la schiena, ma non era di paura…
Il drogato sembrò non averlo sentito, perché strinse la presa sul braccio, con forza, facendole male.
La ragazza si morse il labbro per non gemere di dolore.
L’ultimo arrivato fece un passo avanti, minaccioso.
-Amico, lasciala andare.-
Per un istante, Botan pensò che lui volesse aiutarla, ma le sue ultime parole le gelarono il sangue nelle vene. –Lei mi serve.-
Servirle? Ma se non lo conosceva nemmeno quel tizio!! Che voleva da lei?? ‘Oh Kami-sama’ pensò disperata ‘in che guaio mi sono cacciata!?!’
Poi, avvenne tutto troppo velocemente perché la sua mente potesse registrarlo.
Il motociclista colpì con un violento pugno l’uomo che la teneva bloccata. Quello cadde a terra, tramortito dal colpo, portando con sé, nella caduta, la giovane; ma quest’ultima si sentì tirare verso l’alto, e in un attimo si ritrovò stretta tra le braccia dello sconosciuto. Non ebbe il tempo di fare alcunché, perché lui la trascinò vicino alla grande moto, sedendosi e poi issandola in sella davanti a sé, stringendola al petto, per non farla scappare. Partì velocemente, precludendole qualsiasi via di fuga.

***
Non sapeva quanto tempo fosse passato da quando avevano abbandonato la città, ma era molto, sicuramente.
Adesso si trovavano all’interno del bosco, ed andavano ad una velocità minima.
Ad un certo punto, si fermarono, in mezzo al nulla. Il ragazzo scese per primo, per evitarle la fuga, ma lei era troppo spaventata per darsi per vinta. Con uno slancio, si gettò dalla parte opposta del motociclista, cadendo su un cespuglio e graffiandosi gambe e braccia. Ma in quel momento, non gliene importava niente. Si alzò velocemente, cominciando a correre il più veloce possibile, senza sapere da che parte andare; ma continuò a correre, senza guardare indietro, per paura di vedere lo sconosciuto seguirla. Corse e corse, nonostante la difficoltà data dalle scarpe che aveva ai piedi. I rami più bassi degli alberi, le raschiavano tutte le zone non coperte dai vestiti, ed erano molte, dato che indossava una corta gonna nera ed una magliettina sbracciata bianca e nera molto scollata, che le lasciava scoperta la pancia.
Le dolevano le gambe, ma non voleva fermarsi.
La sua folle corsa, ebbe fine quando la ragazza si ritrovò di fronte il motociclista. Lo guardo scioccata, chiedendosi come aveva fatto a raggiungerla così velocemente.
Senza demordere dal suo intento, si voltò, ricominciando a correre. Stavolta però, il tragitto non fu molto lungo, perché il ragazzo la riacciuffò immediatamente.
Botan si ritrovò con la schiena contro il torace scolpito di lui, trattenuta in vita da un forte braccio. Si dimenò e si agitò, ma non servì a nulla.
La prese per un polso, e se la trascinò dietro, in una direzione qualsiasi, secondo lei, ma ben conosciuta per lui.
Dopo aver tentato più volte di fuggire, il motociclista la prese in spalla, continuando la sua camminata. Nonostante la situazione e le circostanze, la giovane arrossì, rendendosi conto che il ragazzo che la stava trasportando di peso, aveva una visuale completa delle sue gambe e della sua biancheria intima, dato che la gonna si era alzata, mostrando tutto ciò che prima copriva.

***
Quando finalmente la mise a terra, si trovavano di fronte ad una maestosa casa, nascosta dalla fitta vegetazione circostante e dall’edera che era cresciuta sulle mura.
Non ebbe il tempo di ammirarla, perché lui la condusse a forza all’interno.
Davanti a sé, si trovò una schiera di uomini, che la squadrarono lascivi. Un brivido le attraversò le membra mentre pregava per non avere mai a che fare con nessuno di loro.
Né lei né il rapitore si accorsero di un uomo piuttosto basso che, passandosi le labbra sulla bocca, osservava bramoso le curve della ragazza appena entrata, ansioso di trovarsi da solo con lei.

***
Non sapeva da quanto tempo si trovava in quella stanza, dove il rapitore l’aveva rinchiusa appena arrivati.
Aveva cercato di aprire la porta, ma era chiusa a chiave dall’esterno. Non c’erano finestre, a parte una piccola finestrella in alto, sul muro, che consentiva alla luce della luna di entrare nella stanza, illuminando il corpo minuto della fanciulla, seduta a terra, appoggiata al muro, con le ginocchia strette al petto e il mento poggiato ad esse.
Sussultò quando la porta si aprì di scatto. Non aveva sentito la chiave girare nella serratura.
Sulla soglia apparve un uomo di bassa statura, piuttosto in carne ma non esageratamente, con i capelli di un beige sbiadito e gli occhi neri accesi da un sentimento che non riuscì a definire.
Si alzò, scivolando sul muro, cercando di stare il più lontano possibile dal nuovo arrivato.
-Chi sei?- disse con voce tremante.
L’uomo sorrise, ma il suo sembrò più un ghigno lascivo, come l’occhiata che le rivolse.
Inconsapevolmente, si appiattì contro il muro, bloccata dalla paura. Quel tizio non le ispirava alcuna fiducia, peggio del motociclista.
Lo vide avanzare, e lei si spostò di lato, lungo il muro, mettendosi in trappola da sola, dato che si ritrovò ad un angolo della camera, dalla parte opposta all’uscita: la porta, sua unica possibilità di fuga.
Concentrata com’era ad osservare la porta e a trovare un modo per svignarsela, non si accorse dell’uomo, che ora le stava davanti.
Non riuscì a scansarsi in tempo, e si ritrovò schiacciata contro il muro dal corpo dello sconosciuto, con le sue labbra contro la pelle. Cominciò a tremare incontrollabilmente, terrorizzata.
Con un gesto rapido, le strappò, letteralmente, la maglietta di dosso, lasciandola in reggiseno. Urlò con quanto fiato aveva in gola quando sentì le sue luride mani sul seno, e le labbra sul collo, che pian piano scendevano più giù, lasciando dietro di sé una scia umida.
‘Oh Kami…aiutatemi…’

***
-Hagiri, come mai mi fai una simile richiesta?-
Una figura incappucciata, seduta su una grande poltrona in pelle nera, si rivolse al giovane ragazzo che gli stava di fronte, sorpreso dalle sue parole.
-Signore, non ho mai chiesto nulla per me, e ho sempre fatto il mio lavoro in modo impeccabile.- disse il ragazzo chiamato Hagiri.
-Lo so bene ragazzo mio, e sono molto orgoglioso di te, ma altri miei uomini mi hanno domandato la stessa cosa.-
-Signore, la prego, ho faticato molto per prendere quella ragazza. Più volte ha cercato di fuggire, rendendo il compito più difficile. Adesso, vorrei solo potermi divertire un po’ con lei, che mi ha fatto tanto dannare. Le pare una richiesta ingiusta?-
Il Capo, sembrò rifletterci su per un attimo, poi rispose con tono sicuro:
-Bene Hagiri, è tua. Nessuno potrà toccarla finché starà con te. Conosci la pena: morte per l’usurpatore.-
-La ringrazio Signore.-
E dopo un piccolo inchino, uscì velocemente dalla stanza, con un solo pensiero in testa: proteggere quell’angelo dai capelli turchesi che le aveva rubato il cuore.

Erano mesi ormai che la seguiva. Aveva cominciato a capire i suoi gusti, quel che le piaceva, quel che odiava. Conosceva le sue abitudini ed i suoi migliori amici. All’inizio, per lui, era solo una semplice missione, ma poco a poco il sorriso dolce e la spontaneità della giovane avevano fatto breccia nel suo cuore di ghiaccio, sciogliendo poco alla volta le sue difese, senza che lui potesse far nulla per intervenire e prevenire l’irreparabile. E, alla fine, si era innamorato. Molte volte aveva pensato di lasciare tutto e andare da lei, diventare suo amico, e chissà…magari anche il fidanzato, un giorno; ma il suo debito nei confronti del Capo era troppo grande per tradirlo così, di punto in bianco. Gli aveva salvato la vita quando tutti lo aveva cacciato: la madre, i parenti… Solo lui l’aveva aiutato, rendendolo però, un abile assassino, incapace di amare. Eppure, lei era riuscita dove altri aveva fallito. Perciò, sentiva l’irrefrenabile desiderio di proteggerla. Quando aveva visto quel brutto ceffo tenerla per un braccio, la rabbia si era appropriata di lui, e l’aveva costretto ad agire senza pensare, anche se, in fondo, non era stata proprio una cattiva idea.
Svoltò in un corridoio illuminato da alcune lampade, che l’avrebbe portato nella stanza dove aveva lasciato quell’angelo.
Aveva fatto bene a chiedere al Capo il permesso di avere la ragazza per sé. Così l’avrebbe protetta. Aveva notato gli sguardi carichi di desiderio che gli uomini delle varie squadre le avevano rivolto, e la cosa non lo rassicurava per nulla. Per fortuna, secondo le regole del circolo, nessuna donna che apparteneva ad un altro compagno poteva essere toccata, a meno che, il ‘proprietario’ ne avesse dato il consenso.
Con un sorriso sulle labbra, affrettò il passo, desiderando di poter vedere la SUA donna.
Un forte urlo ruppe il silenzio del corridoio, all’improvviso.
Era lei, non c’erano dubbi.
Cominciò a correre, preoccupato all’inverosimile.
Arrivò in un attimo davanti alla porta: era mezzo aperta. La spalancò con una spinta, e rimase paralizzato dalla scena che si ritrovò davanti: Taru, il più vecchio membro del club, che teneva Botan immobile per terra, sotto di sé, mentre le mani e la bocca vagavano sul suo giovane corpo, senza che lei potesse fare qualcosa per fermarlo.
Una stretta le stritolò il cuore quando, voltato il viso, si ritrovò a fissare i grandi occhi viola della ragazza, colmi di paura e ribrezzo, che le imploravano di aiutarla, e lui, non se lo fece ripetere.
Pochi passi ed era alle spalle dell’uomo che, troppo eccitato, non si era accorto del suo arrivo. Lo prese per il colletto della camicia, quasi del tutto sbottonata, alzandolo di peso, e scaraventandolo lontano da lei.
-Taru, vattene.- disse freddamente, controllando la voglia di ucciderlo.
Il maniaco lo guardò torvo, senza muoversi.
-Kaname, non è tua.- ribatté acido.
Un ghigno perfido incurvò le sottili labbra del più giovane.
-Ti sbagli, amico,- disse calcando la voce soprattutto sull’ultima parola, -Tooma ha gentilmente acconsentito alla mia umile richiesta. Smamma. Lei mi appartiene, da ora.-
L’altro rimase paralizzato, indeciso se credergli o meno. Poi, sapendo che a Hagiri non conveniva mentire, dato che rischiava la morte, se ne andò, furibondo, sicuro che dicesse la verità.
Con un lungo sospiro, Kaname si voltò verso di lei, ancora stesa a terra, stavolta con gli occhi chiusi, mentre le lacrime scivolavano silenziose lungo le candide guance. Si inginocchiò vicino a lei e, tenendola dietro il collo e sotto le gambe, la prese in braccio, stringendola dolcemente a sé e cominciando a camminare.
La giovane sbarrò gli occhi, terrorizzata, non riuscendo a capire le intenzioni del ragazzo. Quando l’aveva visto sulla soglia della porta, le era parso VERAMENTE preoccupato per lei, ma ora che si trovava tra le sue braccia, non sapeva che pensare. Era troppo spaventata, e poi…era quasi completamente nuda! Indossava solo le mutandine bianche, mentre il resto degli abiti era stato strappato via con violenza dal vecchio uomo. Timorosa ed imbarazzata, incrociò le braccia sul petto, cercando di coprirsi. Non sapeva come avrebbe reagito il ragazzo di fronte alla sua nudità, ma si rilassò un po’ quando lui continuò a camminare, portandola chissà dove, senza rivolgerle un minimo sguardo.
Percorsero alcuni corridoi, poi, arrivati di fronte ad una porta, lui si fermò. Con un piede la spintonò con forza, finché non si aprì, e con un calcio la richiuse dietro di sé, dopo essere entrato nella stanza. Pochi passi e si bloccò di nuovo.
La adagiò delicatamente su un morbido letto dalle candide lenzuola.
Botan strattonò le coltri, fino a che non ebbe tra le mani un pezzo di coperta abbastanza grande da coprirla. Solo allora lui si sedette sul materasso, vicino a lei, che istintivamente si allontanò un poco.
-Non devi avere paura.- disse Hagiri, notando la reazione della giovane.
Lei lo guardò stranita, sconcertata dal suo comportamento. Pochi minuti prima la salvava, proclamando con sicurezza che lei gli apparteneva, lasciando poco all’immaginazione sulle sue reali intenzioni, poi…la trattava con riguardo, come se fosse una bambola di porcellana, fragile, che avrebbe rischiato di rompersi al minimo tocco. E, anche se lei non se ne rendeva conto, a lui, era quella l’impressione che dava: i capelli sciolti le ricadevano disordinati sulle spalle, gli occhi spalancati e gonfi per il pianto, il terrore nello sguardo, le guance rosse, il corpo scosso da violenti tremiti, coperto di graffi e piccoli lividi.
-Che…- tentò di parlare la giovane, ma la voce le si spezzò. Prese un profondo respiro, poi riprovò. –Che….che vuoi…da me?-
La sua voce suonò come un flebile richiamo, ma Kaname lo udì comunque.
Senza rifletterci, alzò un braccio, avvicinando la mano al viso di lei, che sussultò, terrorizzata, mentre nuove lacrime, silenziose, cominciavano a scivolare via dagli occhi viola.
Abbassò l’arto, deluso. Ma, avrebbe dovuto immaginarlo. Dopo quel che le era successo, non poteva pretendere che lo accogliesse a braccia a aperte…e poi, lui l’aveva rapita.
-Non temere,- cominciò, cercando di trovare le parole adatte alla situazione, cosa che si rivelò più difficile di quanto immaginava –non voglio farti del male…- si diede mentalmente dello stupido! Possibile che riuscisse solo ad elaborare una frase così banale!!??
Botan lo guardò, ancora più confusa.
-Allora…no…non hai intenzione di…si…ecco…-
Il ragazzo rimase spiazzato dalla frase, talmente balbettata che a stento l’aveva capita, poi si ricordò dell’incontro con Taru e della sua affermazione.
-Non ti preoccupare, non ho alcuna intenzione di saltarti addosso, se è a questo che ti riferisci.- chiarì con tono duro, irritato dal fatto che lei lo avesse paragonato a quel lurido porco.
L’angelo dai capelli turchini sembrò rilassarsi a quelle parole, perché le lacrime smisero di scorrere sulle guance, e i tremiti pian piano si calmarono.
-Grazie…- mormorò incerta.
Hagiri si sentì sciogliere. Era solo una parola. Un semplice grazie, ma per lui valeva più di un milione.
Mai nessuno l’aveva ringraziato; neanche Tooma. Tutti davano per scontato che lui avrebbe fatto quel che loro volevano, e in effetti, era così.
Mai aveva disobbedito a un ordine. Mai. Nella sua squadra, era il migliore. Un assassino rapido e abile, che non si faceva mai coinvolgere emotivamente, e svolgeva il suo compito con fredda precisione. Però, come si dice, c‘è sempre una prima volta…
Senza dire una parola, si alzò dal letto, avvicinandosi alla porta.
-Quando sarò uscito, chiudi a chiave.- e poi, uscì, lasciandola lì, sconcertata e sconvolta.

***
“Sto impazzendo. Non c’è altra spiegazione.”
Si trovava di fronte a quella porta da mezz’ora ormai, senza trovare il coraggio di entrare.
Un idiota. Ecco cos’era!
Con un profondo sospiro girò la chiave nella serratura, entrando.
Un dolce sorriso gli incurvò le labbra quando la vide. Addormentata. Bellissima.
Poggiò la busta che aveva con sé a terra, sedendosi su una sedia vicino a letto, restando a fissarla, in silenzio, non volendo svegliarla.
In poco tempo, si appisolò pure lui.

Si svegliò un’ora dopo, quando le arrivò alle orecchie un debole lamento.
Aprì gli occhi di scatto, portando la mano al fianco, dove portava la pistola. Si rilassò quando vide che era stata la fanciulla di fronte a se a gemere.
All’inizio non se ne accorse, ma osservandola meglio vide che era sveglia.
-Come ti senti?- chiese con voce pacata, cercando di sembrare il più distaccato possibile.
Botan si mise a sedere, con un po’ di fatica, e lo guardò. Il ragazzo non riuscì a capire cosa le passasse per la testa, nemmeno scrutando i suoi grandi occhi.
-Io…meglio grazie…- sussurrò con voce flebile.
Ricordandosi improvvisamente della busta che aveva portato, Kaname di alzò di scatto, facendo sussultare la giovane.
La prese e poi la porse alla ragazza.
-Dentro…dentro troverai tutto quello che ti serve. Non ho trovato di meglio. Spero di non aver scordato nulla.- borbottò tutto d’un fiato, leggermente imbarazzato. Non gli riusciva bene essere premuroso e gentile. Era un ruolo che non gli si addiceva molto! Ma…poteva sempre imparare!
-Io vado…tornerò più tardi per portarti la cena- e senza aggiungere altro uscì dalla stanza, lasciandola di nuovo sola, e più sconcertata che mai.
‘Non riesco a capire…quel ragazzo è……diverso…’
Sospirò, scacciando dalla mente quegli strani pensieri.
Aprì la busta che aveva tra le mani, curiosa di sapere quel che c’era dentro, e capovolse il contenuto sul letto, osservandolo attentamente.
Prese un pezzo di stoffa, cercando di capire cos’era, e arrossì fino alle orecchie quando vide che era un completo intimo, in pizzo e seta, interamente nero, e molto, esageratamente provocante! E dalle dimensioni piuttosto ridotte!!
‘Va bene che non ha trovato altro, ma…!’
Scandalizzata lo riappoggiò sul materasso, andando a esaminare le altre cose.
Uno spazzolino, un paio di asciugamani e un abito; per finire, un paio di sandaletti senza tacco e altri accessori.
Certo che le aveva portato tutto.‘Davvero gentile…ma…non capisco perché l’ha fatto…prima mi rapisce e poi mi tratta come se fossi d’oro!’
Lasciò perdere quel tizio che la sconvolgeva e la sconcertava e, infine, decise di provare quei vestiti.
Prima di convincersi ad indossare quel completino nero lo tenne in mano, indecisa, ma alla fine fu costretta a metterlo, dato che non poteva mettere il vestito senza nulla sotto!
Dopo aver infilato tutto, si guardò allo specchio appeso al muro.
La veste era di azzurro pallido, sostenuto da due bretelle sottili; un po’ corto, le arrivava poco più su delle ginocchia.
Non solo il vestito le stava alla perfezione, anche le scarpe le calzavano benissimo, e questo la sorpresa ancor di più.
Prese la spazzola e cominciò a pettinarsi, con mille pensieri che le affollavano la mente.
Chissà se sarebbe mai tornata a casa, se avrebbe rivisto i suoi cari amici…
-Spero che ti piaccia tutto.-
La ragazza sussultò spaventata. Non l’aveva sentito entrare.
Per un attimo il suo cuore si fermò, ricordando l’ultima volta che non aveva udito la porta aprirsi, ma quando guardò il ragazzo negli occhi, stranamente si rilassò.
Annuì, rispondendo finalmente alla sua domanda, e aggiungendo un timido e appena udibile ‘Grazie’.

‘Se all’inizio pensavo che essere rapita fosse la cosa più orrenda di questo mondo, non potei che cambiare opinione.
Hagiri, il mio ‘rapitore’, era un ragazzo d’oro, mi trattava con riguardo, era sempre gentile ed educato, e mi proteggeva dagli altri membri del circolo, che non erano molto benintenzionati nei miei confronti.
I primi tempi non mi fidavo molto di lui, e dopo l’incontro poco piacevole con Taru non mi meraviglio, ma quel ragazzo mi conquistò il cuore, senza che io potessi far nulla per evitarlo.
Trascorrevamo le ore chiacchierando del più e del meno, a volte di stupidaggini, altre volte della nostra vita, imparando a conoscerci sempre più. Ma…
Dovevo guardare in faccia la realtà. Non potevo restare lì ancora per molto. I miei amici mi stavano cercando di sicuro, preoccupati per la mia sorte. Dovevo andarmene, trovare il modo di scappare. Ma ciò significava allontanarmi per sempre da Hagiri, dal mio cuore, dal mio amore.
E nonostante questo, un giorno, mi feci avanti…’


-Hagiri…dovremo parlare…- disse Botan, rivolta al ragazzo di fronte a sé, il quale sospirò profondamente, abbassando lo sguardo.
-Sapevo che prima o poi saremmo finiti sull’argomento..- sussurrò lui, capendo immediatamente il tema della loro chiacchierata, che sarebbe stata tutt’altro che piacevole.
-Devo tornare a casa, lo sai anche tu. Non posso restare qui in eterno. Ho una vita! E i miei amici saranno in ansia per me. Da quant’è che non hanno mie notizie? Una? Due settimane?-
Lui, rimase in silenzio, sempre con lo sguardo basso.
-Hagiri, sii ragionevole…non tenermi ancora prigioniera, sai anche tu che…- fu bruscamente interrotta dal ragazzo.
-Non posso. Ho degli ordini da rispettare. Non ti ho rapita per divertimento.-
-Tu…-
-NO! Non ti libererò.- sbraitò infuriato –Tooma ha un conto in sospeso con il tuo fidanzato, e io devo attenermi alle regole. Questi giorni sono stati bellissimi, i più belli della mia vita, ma non posso aiutarti.-
-PERCHE’?!!??- urlò Botan, disperata. –Io credevo che ti fossi affezionato a me! Che mi volessi almeno un po’ di bene! E invece mi sono illusa!!- le lacrime fecero capolino agli angoli dei suoi grandi occhi, ma cercò di ricacciarle indietro.
-Esattamente. Sono rimasto qui con te per rendere il tuo soggiorno qui un po’ meno sgradevole, ma le cose non sono cambiate dal giorno in cui sei arrivata. E quel che provo io non c’entra nulla.-
-TI ODIO!!!- urlò la ragazza, col cuore in mille pezzi, e le lacrime che scendevano copiose sulle candide guance.
-Meglio così.- e senza dire altro si girò e si avviò alla porta, lasciandola lì, singhiozzante, in mezzo alla stanza. Prima di richiudere l’uscio dietro di sé, aggiunse solo un laconico ‘Resterai finché il mio capo lo vorrà’.
Quando la chiave girò nella toppa, si buttò sul letto, versando tutte le lacrime che aveva, sperando che così il dolore sparisse, e dopo, esausta, si addormentò, le guance rosse e il cuscino sotto di lei bagnato.

***
Era tutto finito. Quella pace, quell’intimità che si era creata tra loro. Tutto svanito nel nulla, come non ci fosse mai stata.

Botan si alzò dal letto, avvicinandosi alla finestra, sperando che un po’ di aria fresca la aiutasse a riflettere con più lucidità, facesse sparire quel fastidioso torpore che le aveva attanagliato la mente.
Si affacciò, apprezzando la fredda brezza della notte sul viso.
‘Sono una stupida…mi sono innamorata del mio carceriere…non c’è che dire…scelta opportuna!’
Poggiò i gomiti sul davanzale, guardando in basso.
All’inizio aveva pensato di scappare dalla finestra, ma aveva scoperto subito di trovarsi al terzo piano, quindi non sarebbe stata quella la sua via di fuga. Doveva trovarne un’altra…

Sussultò quando la porta si aprì alle sue spalle. Si voltò di scatto, temendo il peggio, ma quando vide il suo amore dagli occhi viola, si girò di nuovo, non volendo rischiare di perdere tutta la sua sicurezza.

-Senti Botan…-
-Cosa vuoi?- lo bloccò, fredda, facendolo sussultare. –non abbiamo più niente da dirci.-
-Botan…per favore…ascoltami! Io…-
-NO!- gridò la ragazza, voltandosi finalmente a guardarlo –VATTENE! Lasciami in pace! Non mi hai fatto soffrire abbastanza!!?-
Il silenzio calò pesante e carico di tensione tra di loro dopo le parole di lei, e nessuno dei due sembrava intenzionato a romperlo.
Entrambi chiusi nei loro pensieri, aspettando la mossa dell'altro.
Lui con lo sguardo di un condannato a morte; lei sull'orlo di un precipizio.
'Non guardarmi in quel modo...ti prego…così mi uccidi...'
E, dopo quello che parve loro un'eternità, la ragazza scoppiò a piangere, non riuscendo più a nascondere il proprio dolore.
In un attimo lui le fu accanto, e la strinse a sè, con infinita dolcezza; ma la stretta divenne più ferrea quando tentò lei di divincolarsi, ma non perse comunque la gentilezza.
-Botan, io ho...-
-BASTA!- singhiozzando senza freni gli tempestò il petto di pugni, disperata e ferita, e lui...non fece nulla per fermarla.
Quando si calmò un pò, si lasciò scivolare a terra, esausta e senza forze.
-Và via...per favore...- lo supplicò, nascondendo il viso tra le mani, le spalle scosse dai tremiti.
Lui le si sedette vicino, senza sfiorala, come se un minimo tocco potesse mandarla in mille pezzi.
-Ti aiuterò a scappare.- buttò lì d'un fiato, per evitare che lo interrompesse.
Il messaggio giunse subito a destinazione, infatti la ragazza alzò di scatto la testa, fissandolo combattuta tra speranza e scetticismo.
Vedendo che non ribatteva, prese coraggio e continuò.
-Ho pensato molto in queste ore, e...ho preso la mia decisione.- sospirò profondamente, come se parlare fosse troppo difficile -non m'importa se il Capo ha dei problemi col tuo ragazzo...non posso sopportare l'idea di lasciarti qui...da sola e...sofferente...-
In risposta ancora silenzio .
-Io...non m'importa se il tuo cuore appartiene ad un altro...ti amo troppo per farti soffrire...ancora...-
-Come...cosa hai detto...?-
-Ti amo.- disse senza esitazione alcuna. -Voglio che tu sia felice, anche se ciò significa allontanarti da me.-
Le lacrime tornarono a riaffacciarsi nei suoi occhi ametista.
-Hagiri...io...- voleva dirle che lo amava con tutto il suo cuore e la sua anima, ma non ci riuscì, per paura, e disse la prima cosa che le venne in mente. -non sono fidanzata...-
Lui parve deluso dalla sua risposta, ma poi capì le sue ultime parole.
-Non sei fidanzata?- ripetè, confuso -e Yusuke?-
Stavolta toccò alla ragazza sbarrare gli occhi, sorpresa.
-Yusuke?! Ma scherzi??!- ribattè, riacquistando poco alla volta la propria sicurezza. -Gli voglio bene, ma come un fratello! Assurdo!! Ma non scherziamo proprio!!- continuò a borbottare parole insensate, sconvolta dall'affermazione di lui; troppo sconvolta anche per accorgersi dell'espressione di lui.
-No...non può essere...io sono sicuro...io so che Urameshi è il tuo ragazzo...-
Lei ridacchiò, più rilassata. -No,- mormorò indecisa -io non amo Yusuke...e poi, il mio cuore appartiene ad un altro...- arrossì fino alla radice dei capelli, e nascose il viso dietro quella massa di seta turchese.
Lui si sentì morire.
'Ama un altro...ama un altro...'
Prima era convinto che il suo dolce angelo fosse fidanzata, poi un barlume di speranza era nato in lui quando le sue certezze in proposito erano crollate, e ora...ora si sentiva precipitare nell'abisso più nero e profondo, senza possibilità di scalata...
-E...posso sapere chi è?- domandò con nuova durezza nella voce, cercando di sembrare disinteressato, senza, peraltro, riuscirci.
Botan avvampò ancora di più, se possibile, mentre cercava di decidere velocemente sul da farsi: dirglielo o non dirglielo.
Se lo avesse guardato negli occhi, sarebbe stato molto più facile fare una scelta, perchè avrebbe scorto il dolore della perdita nel suo sguardo triste; ma lei mantenne la testa china, anche quando parlò.
-Non so se posso dirtelo...è difficle prendere una decisione...-
-Ti ho solo chiesto un nome.- ribattè lui, insensibile alla sua sofferenza, troppo presa dalla propria. 'Dimmi solo un nome, e cercherò questo tizio per mari e monti, e...lo farò sparire dalla faccia della terra. Per sempre.'
-Credo che tu lo conosca già...- sussurrò allora, cercando di prendere tempo, ancora indecisa.
-Non penso.- 'Se così fosse, sarebbe già all'altro mondo.'
-...sei tu...-
La sua voce si abbassò notevolmente, e lui la udì appena, perciò rimase paralizzato, chiedendosi se avesse sentito bene o se fosse frutto della sua immaginazione.
-Hagiri...-
Non la lasciò finire. Prendendola per un braccio la strinse a sè, possessivo, premendo le labbra sulle sue, come desiderava fare da molto tempo e, nonostante la passione, fu un bacio dolcissimo.
All'inizio lei rimase rigida, imitando un pezzo di legno, probabilmente ripensando a Taru. Poi però, la fiducia e l'amore che provava verso il ragazzo la tranquillizzarono, e si rilassò tra quelle forti braccia, rispondendo finalmente al bacio.
Si staccarono quando fu necessario prendere aria, reclamata a gran voce dai polmoni.
-Botan...ti amo...- disse col fiato corto e la voce roca.
-mmm...- e lui scoppiò a ridere.
-Come risposta, mi aspettavo qualcosa di meglio.- continuò, facendo il finto offeso.
-Io...non ho parole...- bisbigliò, ancora stordita -pensi che un sincero 'ti amo' basti?-

***
Quando Botan si svegliò, era già pomeriggio inoltrato.
La notte precedente non aveva dormito molto. Dopo aver scoperto i veri sentimenti di Hagiri non era riuscita a chiudere occhio e, dopo averlo cercato per tutto il piano della villa, era rimasta nella sua stanza, stesa vicino a lui, parlando di tutto.
Si sentiva al settimo cielo, eppure non era successo niente di così eclatante. Non avevano fatto nessun 'passo avanti', o almeno, non in quel senso; e di sicuro, quel momento era ancora molto, molto lontano.
Era bastata una lunga chiacchierata, tra una coccola e un’altra, per tranquillizzarla. Sentiva il cuore leggero, come se tutte le preoccupazioni fossero miracolosamente scomparse, e, in effetti, era così.

Si strinse maggiormente nel morbido accappatoio bianco che indossava, mentre usciva dal bagno, dopo aver fatto una rilassante doccia calda.
Chiuse la porta e, quando si voltò, si trovò di fronte Hagiri, con un sorriso smagliante sulle labbra.
-Come va ora?- chiese stringendola a sè, e annusando i suoi capelli, che sprigionavano una delicata fragranza di lavanda.
-Molte meglio...- sussurrò in risposta, rilassandosi sul suo petto.
Poi, lentamente, chinò il capo, per poggiare le labbra sulle sue, che trovò dischiuse ad attenderlo.

Senza curarsi dell'abbigliamento poco decoroso della ragazza, la prese tra le braccia, e la trasportò fino al letto, dove la depose soavemente, e la raggiunse subito.
-E' piacevole stringerti così...- disse avvicinandola di più al suo corpo. Lei non rispose, troppo occupata a ricordarsi di respirare.
-Vorrei restare così per sempre...ma...-
Botan si irrigidì immediatamente, preoccupata da quella frase lasciata in sospeso, temendo che la sua bolla di felicità scoppiasse, irrimediabilmente danneggiata.
-Che vuoi dire?- chiese con voce flebile, pregando per non sentire le parole che, invece, lui pronunciò pochi secondi dopo.
-Devi andare via...non posso offrirti la vita che meriteresti...qui saresti come una prigioniera, chiusa in questa stanza, col terrore che Tooma venga a prenderti...-
-No!- gridò la ragazza, mettendosi a sedere, guardandolo disperata e fuori di sè. -Non puoi dire questo!-
Anche lui si alzò ma, al contrario di lei, tenne lo sguardo basso.
-Botan, sii ragionevole...qui non sei al sicuro! Non voglio che resti!-
-Ma perchè?!- gridò, alzando la voce -non posso viv....-
-Lo vuoi capire o no che non hai scelta!!??- la sua voce profonda superò quella della ragazza senza difficoltà e, finalmente, alzò la testa per guardarla direttamente negli occhi. -ti porterò lontano da qui anche con la forza se necessario!!-
La ragazza scoppiò a piangere, capendo di non avere alcuna speranza e, senza dargli il tempo di fare alcunché, scappò di corsa a rinchiudersi in bagno.
Hagiri la seguì, ma non riuscì a prenderla, e si scontrò con la porta chiusa. Cominciò a bussare con forza
-Botan!! Apri questa porta immediatamente!!!- ma, come prevedibile, non ottenne alcuna risposta.
Seguì lo scroscio dell'acqua della doccia, e capì che era inutile perdere tempo lì, non l'avrebbe sentito, e non voleva sentirlo.

'Non seppi mai quanto tempo rimasi chiusa in quel bagno, e sinceramente non mi interessa.
L'unica cosa che ricordo di quei minuti (o ore), è il dolore, la sofferenza che provai. Credevo di aver trovato il vero amore, la mia anima gemella, la felicità, ma mi sbagliavo. Lui era disposto ad abbandonarmi per 'il mio bene', senza sapere che, lontana da lui, sarei morta.
Quando uscii, non lo trovai ad attendermi. Era andato via, chissà dove. Per un attimo temetti di non vederlo mai più, e il mio cuore si fermò per un istante a quel pensiero, ma lo scacciai con forza: troppo amaro, troppo doloroso.
Non lo vidi per vari giorni, non so neanche quanti, So solo che sono stati i più brutti della mia vita. Nella testa solo lui. Ormai, non m'importava più nemmeno di fuggire da lì. Volevo solo restare chiusa in me, a crogiolarmi nel mio dolore. Trascorrevo le giornate tra la doccia e il letto, con addosso sempre il solito accappatoio bianco, senza la voglia di vestirmi in modo decente. Le poche ore che riuscivo a dormire erano tormentate da incubi orribili, dei quali, al risveglio, non ricordavo nulla, a parte l'apprensione e l'agitazione.
Finalmente, dopo quella che mi parve un'eternità,una notte, uscendo dal bagno, lo vidi seduto sul bordo del letto, rigido e con lo sguardo fisso su di me. Vicino a lui, sul materasso, dei vestiti, neri.
Sapevo perchè li aveva portati, e a cosa servivano e, purtroppo, non potevo far nulla per cambiare le cose.
Trattenendo le lacrime li presi, e in bagno li indossai.
Quella stessa notte, mi portò fuori da lì.


Botan si strinse maggiormente al ragazzo, mentre questo accelerava sempre più, lasciandosi alle spalle il bosco, la sua prigione.
Erano riusciti a eludere la sorveglianza, e a uscire dall'edificio, e senza far il minimo rumore avevo camminato fino al punto del bosco dove, tempo prima, lui l'aveva presa mentre tentava di fuggire. Avevano preso la moto, lasciata precedentemente lì dal ragazzo, ed erano partiti subito, ad una velocità sicuramente non consentita dal regolamento stradale!

Chiuse gli occhi, per proteggerli dal vento che le frustava forte e gelato la faccia, poggiando la testa contro la schiena di lui, godendo del suo profumo fino in fondo, fino all'ultimo istante.

Molto presto avrebbe detto addio al suo unico amore. E non c'era altra possibilità.
Era stato irremovibile sull'argomento. Troppo sicuro delle sue affermazioni non le aveva dato neanche uno spiraglio di salvezza. Sarebbe morta di lì a poco.

E lui, non era più felice.
Quella era stata la decisione più difficile della sua vita: doverla lasciare. Avrebbe dato qualunque cosa per cambiare le cose, ma ciò non era fattibile.
Se fosse rimasta il quella prigione ancora per molto, Tooma l'avrebbe voluta per sé entro breve, e lui non avrebbe avuto voce in capitolo.
Preferiva abbandonarla piuttosto che vederla tra le braccia di un altro.

Botan aprì gli occhi di scatto, quando la moto di fermò.
'NO!' solo quello nella testa di entrambi.

'Fu la serata più brutta della mia vita.
Mi fece scendere dalla moto e senza dirmi una parola, una sola!, partì, lasciandomi lì, come se non ci fosse nessuno.
Non riuscì nemmeno a versare una lacrima.
Mi misi a camminare, cercando di ricordare dov'era casa mia, e non so come, ma ci riuscì.
Keiko, Yukina, tutti i miei amici erano contentissimi di vedermi. Dire che li avevo fatti morire di paura era poco!!
Mi tartassarono di domande, ma io...fui capace solo di scoppiare a piangere, capendo solo allora che era tutto finito.

La mia vita riprese come prima, con la solita routine.
Ero caduta in uno stato di trance. Niente mi faceva più effetto: niente mi divertiva, niente di feriva. Ero totalmente apatica.
Eppure, continuavo ad andare avanti, chiedendomi ogni minuto se qualcosa sarebbe mai cambiato, se i miei sentimenti sarebbero cambiati, ma più passava il tempo, e più perdevo le speranze.
Finché un giorno...tutto cambiò.


-Botan?-
La ragazza dai capelli turchini alzò lo sguardo dal libro di poesie che stava leggendo.
-Oh…ciao Keiko.- disse con voce atona –Prego, accomodati.-
L’amica richiuse la porta dietro di sé, prendendo poi posto sulla sedia vicino alla poltrona dove stava l’altra.
-Senti Botan…c’è qualcosa di cui vorresti parlarmi?-
Nella testa della giovane si riaffacciò il viso di un bel moro dagli occhi ametista. Scacciò velocemente l’immagine. Il solo pensiero le procurava delle fitte al cuore.
-No Kei. Perché me lo chiedi?-
-E’ da quando si tornata che…si, insomma…sei strana.- cominciò la bruna, evidentemente a disagio. –Non hai voluto dirci dove sei stata, con chi. Niente di niente! E quando ritorni, assomigli al tuo fantasma! Non mangi, parli a malapena, e stai sempre rinchiusa in casa!! Non possiamo continuare a vederti così! Ci manca la nostra Botan!- buttò lì, infervorandosi.
L’altra non ebbe nessuna reazione, e rimase a fissarla come se non ci fosse.
-Non capisco di che parli – mentì spudoratamente –sono sempre la stessa.-
Yukimura si alzò di scatto dalla sedia, ormai furiosa
-Sempre la stessa? SEMPRE LA STESSA!!? Come puoi…-
-Sto bene. Non preoccuparti.- la interrupe, facendole perdere il controllo.
Keiko si avvicinò e le tirò un ceffone, più forte che poté, mentre lacrime amare le pizzicavano gli occhi nocciola.
-Perché?...- mormorò triste –perché non vuoi parlarne con noi? Siamo tuoi amici…ti vogliamo bene…ti vogliamo aiutare…forse…non ti fidi abbastanza di noi…- concluse con lo sguardo fisso al pavimento.
Mitsuhara restò immobile, con la mano poggiata sulla guancia rossa e dolente.
Non poteva continuare così. Lo sapeva bene anche lei, ma non riusciva a dimenticare…la sofferenza era troppa…e il tempo trascorso insufficiente…
Ce l’avrebbe fatta. Prima o poi si sarebbe ripresa…ma, fino a quel momento, voleva essere lasciata in pace…eppure…
Eppure, vedere l’amica così, disperata, arrabbiata, ferita, delusa…non le piaceva…
I suoi migliori amici non dovevano soffrire! Non per colpa sua!
Botan si alzò, e abbracciò l’amica, lasciandosi andare alle lacrime.
-Mi dispiace…- singhiozzò –mi dispiace tanto Keiko…-
L’amica la strinse a sua volta, felice che finalmente mostrasse i suoi sentimenti.
-Non importa…non preoccuparti…-

Passarono vari minuti prima che la fanciulla riuscisse a calmare il pianto.
-Mi dispiace Keiko- ripeté per l’ennesima volta, sentendosi immensamente in colpa. –potrai mai perdonarmi?- chiese mortificata.
-Ma che dici! Non hai niente da farti perdonare!- ribatté l’altra, sedendosi per terra, vicino a Botan. –Adesso…vuoi dirmi che ti è successo? Sei sparita per quasi due mese; è da due mese che sei tornata, e da due mese non ti vedo sorridere. Non ne posso più!-
-Sono stata rapita…- sussurrò, e cominciò a raccontare tutto quello che era successo e…parlò anche di Hagiri.

***
-Keiko!-
Keiko Yukimura si voltò di scatto, sentendo la voce del ragazzo che amava.
Si bloccò prima di attraversare la strada, aspettando che la raggiungesse.
-Ciao…- lo salutò, stringendosi a lui e nascondendo il viso nell’incavo della sua spalla.
-Ehi Kei! Che ti prende?- chiese Yusuke, sollevandole il viso con le dita.
-Niente…-
-Lo sai che non sei brava a mentire, vero?- la prese in giro lui, cercando di tirarla su di morale.
-Botan…-
Urameshi la guardò interrogativo, non capendo a cosa si riferisse.
-Le è successo qualcosa?- domandò allarmato.
-Dobbiamo fare qualcosa, qualsiasi cosa, per rallegrarla…-
-Forse ho un’idea! Credi che Yukina riesca ad allontanare Botan per un po’? Potremo organizzarci…-

***
-Dai!! Per favore!-
-No! Yukina non ne ho voglia. Preferisco stare a casa. Manda qualcun altro.- sbuffò la ragazza dai capelli turchini, rifiutandosi di uscire per andare a comprare il latte, dato che ce n’era altro in frigorifero.
-Per favore! Lo sai che riesco a bere solo quello fresco! Vuoi che stia male?- mormorò, facendo gli occhioni dolci, sapendo che non avrebbe resistito.
-Non riuscirai a convincermi!- distolse lo sguardo
-Ti prego!!-

***
‘Uffa…non posso combatterla quando fa gli occhioni da cane bastonato!’
Botan svoltò l’angolo, diretta al market più vicino.
Una leggera brezza fresca le scompigliò i capelli, legati in una coda, agitandoli di fronte al viso.
Era da un po’ che non usciva di casa, e doveva ammettere che l’aria notturna le stava giovando notevolmente. La mente era più lucida, e poteva ragionare con più razionalità.
Doveva rassegnarsi. Lui l’aveva abbandonata… per il suo bene. Non poteva far nulla per farlo tornare da lei, perciò poteva solo ostinarsi ad andare avanti, sperando che il tempo l’aiutasse a lenire le sue ferite.
Certo però, che Yusuke e gli altri erano stati molto comprensivi…nonostante li avesse allontanati più e più molte, sull’onda della disperazioni, loro non si erano arresi, ed erano rimasti al suo fianco, in silenzio, ad aspettare che si aprisse…ed infine era successo…aveva raccontato tutto…ed era riuscita a parlare anche di Kaname, anche se con difficoltà.

Sospirò, dandosi della stupida. Pensare a lui non faceva che peggiorare la situazione.
Entrò nel supermercato e pochi minuti dopo uscì con l’acquisto ‘indispensabile’.
Mancavano solo due isolati per arrivare all’appartamento di Yusuke, perciò decise di rilassarsi un po’ seduta su una panchina, per godere appieno della frescura notturna estiva.
Chiuse gli occhi, mentre mille ricordi le affollavano la mente. Quando era piccola, i suoi genitori prima di morire, quando incontrò Keiko e gli altri, la notte del rapimento, il loro primo bacio, la loro dichiarazione, l’addio…tutto quando, senza motivo apparente.
-E’ pericoloso stare qui, di notte.-
La ragazza sobbalzò, sbarrando gli occhi ametista al suono di quella voce. Della sua voce.
Non poteva essere vero! Eppure…era così reale! Sembrava proprio lui.
-Hagiri…- sussurrò, alzandosi lentamente, in trance.
-Non sei felice di vedermi?-
Nonostante la voce sembrasse del tutto disinteressata, poteva leggere l’agitazione che regnava dentro di lui osservando i suoi occhi.
Temeva forse che non l’amasse più?
-Sei davvero tu? Non è frutto della mia fantasia?-
-Potrei esserlo?- fu la particolarissima risposta.
-Si.-
-Allora, in questo caso, rendo giustizia alla realtà?-
-No…sei molto meglio in carne e ossa…-
Corse ad abbracciarlo, gettandosi tra le sue braccia, piangendo, stavolta di felicità.
-Ti amo…- mormorò Kaname prima di chiuderle la bocca con un dolcissimo bacio.

***
-Ehm…Keiko?- Posso parlarti?-
Botan si avvicinò silenziosamente all’amica, con le guance arrossate dal freddo e dalla felicità.
-Eh? Ma certo! Dimmi?-
-Ehm…magari in un posto più riservato?- chiese Mitsuhara, osservando gli amici che la fissavano curiosi.
Appena era tornata a casa, ed era entrata nel salone, aveva trovato tutti i suoi amici lì, ad aspettarla.
Palloncini, patatine, bibite e quant’altro era stato portato nella grande stanza, a creare un’atmosfera allegra e festosa. La sorpresa le aveva fatto scordare Hagiri, rimasto fuori dal palazzo, ma in un attimo fu nuovamente tra i suoi pensieri.
-Come vuoi…andiamo in balcone.- disse la Yukimura, accompagnandola fuori. –Allora?- chiese appena furono sole.
-E’ tornato.- chiocciò in un attimo l’altra, troppo felice per trattenersi oltre.
-Chi?- fece la bruna, confusa, poi comprese vedendo l’espressione dell’amica. –E’ tornato?!- ripeté sorpresa.
-SI!!!- i grandi occhi viola brillavano di gioia, ma un lampo di preoccupazione li incupì per un attimo. –E’ giù, ad aspettarmi…ma…-
-Giù? Ma perché? Fallo salire!!-
-Vorrei ma…- temporeggiò, chiedendosi per l’ennesima volta se le sue paure non fossero infondate. –ma mi preoccupa la reazione degli altri…-
-Ma che dici?! Saranno contenti di saperti finalmente serena e felice!!-
-Si ma…dimentichi che mi ha rapita! Noi ragazze vediamo il lato romantico della cosa, cioè l’essermi innamorata…non credo che Yusuke o Kuwabara sarebbero del tutto d’accordo.-
Keiko tentennò un secondo in più, e ciò confermò le paure di Botan.
Non era ancora il momento di far conoscere Kaname agli altri.
-Invitalo. Ora.- sentenziò invece Yukimura, con tono che non ammetteva replica. –Vai!- sbottò infine, vedendo che l’altra non si muoveva. –Glielo dici tu, o vado io?-
La ragazza corse a chiamare il ragazzo, leggermente preoccupata, ma rinfrancata dalla sicurezza dell’amica. In tutti i casi, non era sola!
Tornò pochi minuti dopo, con il motociclista al suo fianco.
-E questo chi è?- chiese Urameshi, curioso.
-Ecco…lui è…- si bloccò, indecisa.
Il ragazzo le afferrò una mano, per incoraggiarla ma, vedendo che non parlava, decise di presentarsi da solo.
-Son…-
-Lui è Kaname Hagiri. Il mio ragazzo.- disse con voce ferma la giovane, dandosi mentalmente della stupida per aver esitato tanto.
Il silenzio calò nel salone, mentre la verità si affermava chiara e limpida nelle menti dei presenti.
-hagiri…kaname?- borbottò Yusuke, incredulo.
-Si.- rispose il diretto interessato, senza remore alcuno.
-Tu!! Bastardo!- urlò Kazuma, furibondo, lanciandosi contro il nuovo avversario, che non fece una piega di fronte a quel violento benvenuto, quasi se lo aspettasse.
Però, prima che il moro potesse anche solo mettersi in posizione di difesa, il rosso era già a terra.
-Urameshi!! Ma ti sei rincretinito??!- sbraitò quest’ultimo, più furioso che mai.
-Potrei farti la stessa domanda.- fu la pacata risposta, mentre lo sguardo restava fisso sull’ultimo arrivato. –Quindi tu sei Kaname. Perché hai rapito Botan?-
-Mi era stato ordinato.-
-Da chi e perché?-
-Da un demone, Tooma, che ti vuole morto.-
-Immagino voglia il mio posto di re del mondo demoniaco.-
-Esatto.-
-Capisco. E perché alla fine hai deciso di liberarla?-
-Non mi sembrava giusto tenerla prigioniera quando non aveva nessuna colpa-
-Ah, ma certo.- sussurrò l’altro, ironico, poi continuò –E perché sei tornato?-
Il silenzio cadde pesante e teso sui presenti, ancora sorpresi da quello scambio veloce di battute, un po’ fuori luogo e del tutto inaspettato.
-Non ti fidi per caso?- chiese Hagiri, senza tradire alcuna emozione.
-Dovrei?-
-Non so.-
-Non hai risposto. Perché sei tornato?-
-Perché amo Botan, e stare lontano da lei in questi mesi è stata una tortura.- un dolce sorriso incurvò le sue labbra, mentre si girava a guardare la fanciulla al suo fianco, che ricambiava il sorriso con altrettanta dolcezza e amore.
Yusuke fece qualche passo avanti, il viso impassibile, fermandosi a pochi centimetri da Kaname.
-Ci proverò.-
All’inizio non capirono a cosa si riferisse, ma appena gli tese una mano, tutto fu chiaro.
Hagiri gliela strinse, finalmente più rilassato.
Per lui era cominciato un nuovo periodo.
Aveva di nuovo la libertà; aveva di nuovo al suo fianco la ragazza che amava e per la quale avrebbe dato la vita; e adesso, aveva anche un nuovo gruppo di conoscenti, non più assassini o roba del genere, dei quali doveva conquistare la fiducia per integrarsi meglio nel gruppo.
Si. Si era chiusa una porta; ma era anche vero che si era aperto un portone.

‘Quando Yusuke e Hagiri cominciarono a scambiarsi quelle veloci frecciate, temetti di morire per un infarto. Perlomeno non si stavano prendendo a botte!
Pensavo che la felicità di rivedere il mio amore mi avesse stremata del tutto, e non potesse crescere ulteriormente ma, quando Yus tese la mano a Kaname, il mio cuore fece tremila capriole!
Certo, non si fidava di lui, o almeno non del tutto, ma era già un inizio, e io mi accontentai!

Da allora sono passate un paio di settimane, e la mia vita non potrebbe andare meglio.
Sono tornata a scuola; in fondo, è l’ultimo anno! Un mese e prenderò il diploma.
Hagiri si è iscritto nello stesso mio istituto. Lui dice che sia una semplice coincidenza, ma non è sincero…la verità è che è gelosissimo di me!
I miei amici…beh, loro sono sempre gli stessi! Keiko e Yusuke stanno pensando al matrimonio, che dovrebbe essere a metà estate, ma non c’è ancora nulla di certo. Povera Keiko…è sempre più preoccupata…Yusuke non si rende conto di averla trascurata in questo ultimo periodo, troppo occupato a risolvere le faccende nel mondo dei demoni. Beh…immagino che essere re non sia facile, figurarsi Re dei Demoni!!
Kuwabara…mah…ancora non vede di buon occhio Hagiri, ma sono sicuro che gli passerà presto. Lo conosco bene! E poi, è troppo impegnato a far colpa su Yukina! Eh eh! Sono proprio curiosa di vedere quando si decideranno quei due!
Kurama è super impegnato con lo studio, che non si preoccupa nemmeno di ciò che lo circonda. E dire che è il Primo Consigliere di Yusuke!
Per quanto riguarda Hiei, beh…non cambierà mai. Sempre riservato e cinico; però, credo che Kaname gli stia simpatico!
E poi, con il mio tesoro và alla grande! Passiamo ore e ore insieme, facendo passeggiate lunghissime solo per stare un po’ da soli.
Per scherzare, ogni giorno, mi dice che mai e poi mai avrebbe creduto di colpire il mio cuore. Di solito, lo faceva letteralmente, per ‘lavoro’, e la cosa non gli piaceva per nulla.
Decisamente, adora il suo ultimo bersaglio: il mio cuore.

THE END

     


                     





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