FanFiction Yu degli spettri | For the Heart I Once Had di Raksha | FanFiction Zone

 

  For the Heart I Once Had

         

 

  

  

  

  

For the Heart I Once Had   (Letta 619 volte)

di Raksha 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaYu degli spettri

Genere:

Drammatico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

''Sciocca, sciocca, sciocca. Aver ritrovato il suo cuore l’aveva resa una sciocca.'' Pensieri di Hina, delirante, dopo che le è stato strappato il suo bambino. V.M 14 per menzione di suicidio.


  

E Hina pensò che avrebbbe dovuto sospettarlo sin dall’inizio.

Avrebbe dovuto sapere che le Koorime in origine nascevano con un cuore, e che era il freddo della loro isola, Hyooga, a congelarlo e a renderlo inutile.
Ma non se ne era mai accorta, pur avendo partorito una bambina, un clone identico a lei, ogni cento anni.

Le aveva viste crescere, rimanere incinte dal nulla e partorire altre bambine insieme a lei e a Rui, ma il suo volto non aveva mai cambiato espressione.

Eppure ricordava: da bambine lei e Rui giocavano nella neve e ridevano, e lo avevano fatto anche le loro figlie. Ma, con la prima caduta di neve, si chiudevano in casa, smettevano di giocare e il loro cuore si congelava.

Imparavano a piangere a comando, per niente (o forse per tutta quella solitudine in mezzo a donne con occhi e cuori di ghiaccio?), e, quando Hyooga si spiaggiava contro una montagna o qualcosa del genere, una Koorime a caso scendeva a vendere le loro hiruiseki e a comprare con il ricavato stoffe e tutto ciò di cui avevano bisogno e che non potevano avere nel loro bianco, puro mondo congelato.

Avrebbe dovuto saperlo fin dall’inizio, come si disse durante quei nove mesi, che solo il calore che la pelle di quell’uomo emanava avrebbe potuto ridarle il cuore che aveva sepolto nel ghiaccio.

Lui era caldo.
Aveva lasciato che il suo youki gli fluisse liberamente intorno per evitare che il freddo dell’inverno lo indebolisse, e la neve si fondeva intorno ai suoi piedi quando camminava.
Era a suo agio nel calore, e lei ne era stata attratta come una falena.

Lui ci era riuscito.
Le aveva fatto ritrovare il cuore che aveva perso con la sua prima neve.
L’aveva fatta sentire viva.

L’aveva resa una sciocca.

L’aveva affascinata mentre lei gli vendeva quelle hiruiseki, e lei si era comportata come una qualsiasi youkai, completamente dimentica di essere vicina al periodo di partenogenesi, completamente dimentica di essere una Koorime, ignorando tutte le loro leggi e la sua natura.

Sciocca, sciocca, sciocca.
Aver ritrovato il suo cuore l’aveva resa una sciocca.

Avrebbe dovuto immaginare che le sue figlie non avrebbero capito.
Nessuna di loro aveva condiviso la sua gioia, anzi, erano impallidite e si erano coperte il ventre con le mani, a difendere le creature che si stavano formando dentro di loro. Le più piccole avevano iniziato a singhiozzare.
Sarebbero corse subito dalle anziane, se Rui non lo avesse impedito: lei era stata l’unica che avesse provato a capire.

Ed era stata anche quella che l’aveva tradita più crudelmente.

Non sapeva chi avesse parlato. Forse una delle sue figlie, il cuore ancora congelato, forse una di quelle di Rui, forse una delle loro nipoti, o…

…forse le anziane lo avevano capito da sole.

Sapeva che fino a pochi giorni prima avrebbe sperato che fosse così, ma ormai non poteva più farlo.
Non c’era più niente con cui sperare in lei.

Il calore di quel demone del fuoco le aveva permesso di ritrovare il suo cuore, e quello del bambino che era cresciuto per nove mesi nel suo ventre l’aveva aiutata a mantenerlo.

Aveva riso durante la gravidanza, si era sentita molto più vicina alle due creature che dovevano ancora nascere, le aveva amate più di tutte le altre che aveva partorito, ignorando a testa alta il destino che l’aspettava per essere andata contro la sua natura di Koorime, innamorandosi del fuoco. Aveva continuato a sentirne il calore anche dopo aver dato alla luce il bambino, quando lo aveva stretto.

Forse era stato allora.
Forse le anziane le avevano scoperte allora.

Lei aveva abbracciato i suoi figli, i suoi gemelli, ridendo tra le lacrime, a suo agio, raccogliendo le hiruiseki che avrebbe donato loro. Si sentiva a suo agio nel calore, e la sua piccola anche, ma…

…ma in quel momento la maggiore delle sue figlie aveva iniziato a gridare di dolore.

Per un momento non capì che cosa stesse succedendo, poi il sorriso si congelò sulle sue labbra: Junko non si era mai lamentata durante il parto, si era limitata a piangere un’unica lacrima, come voleva la tradizione, e a darla a sua figlia.

Ma ora Junko gridava, e cercava di proteggere la sua creatura appena nata in un kekkai, mentre le sue mani si ricoprivano di ustioni.

E poi anche le altre iniziarono a gridare.

Fu allora che le anziane arrivarono con quel telo per gli sconguri, il sudario della vergogna.

“Sì,” riflettè Hina, con calma. “Nessuno ha parlato. Sono state le grida a tradirmi.”

Nella sua mente non c’era il minimo sentimento.
Aveva di nuovo perso il suo cuore.

Eppure, per un po’ il calore era rimasto, anche dopo che il suo bambino le era stato strappato via prima che potesse dargli un nome: non era riuscita a decidersi durante quei nove mesi, perchè le Koorime non conoscevano nomi per uomini.
Aveva pensato di mandare Rui a chiedere un nome adatto a un bambino maschio quando l’isola si fosse spiaggiata di nuovo, anche se le doleva lasciare suo figlio senza un nome per chissà quanto tempo.

Non era mai riuscita a chiederlo alla sua migliore amica, alla fine. Aveva solo potuto supplicarla affinchè avesse pietà.

Il calore dentro di lei era durato quanto bastava per implorare invano le anziane di lasciarle suo figlio, di pregarle perché le permettessero di andare a morire via da lì, dove grazie alle lacrime che avrebbe versato nella sua agonia avrebbe potuto pagare qualche donna che facesse da balia ai suoi figli, che li crescesse al suo posto e li proteggesse, e che raccontasse loro la sua storia.

I suoi sforzi erano stati inutili, mentre parlava continuava a ricordare la neve che si fondeva quando quell’uomo camminava, e lei conosceva il timore delle anziane, ma il suo cuore… no, il calore l’aveva spinta a implorare.

Poi si era spento.

“Il mio cuore è stato ricoperto dal ghiaccio nel momento in cui il corpo del mio bambino è diventato freddo, in qualche posto là sotto,” pensò. “L’ho perso di nuovo.”

La sua bambina, Yukina, si lamentava. Doveva avere fame, e lei la prese in braccio per adempiere al suo istinto (un tempo era stato solo un dovere) materno.
Aveva sempre gli occhi chiusi, e Hina dubitava che avesse visto il volto di suo fratello.
Nervosamente, animata dal fluttuare delle emozioni che si presentavano solo se si quando teneva tra le braccia sua bambina, si morse il labbro inferiore: Yukina avrebbe mai saputo di avere un fratello? Sarebbe diventata come… come le sue sorelle e zie e antenate, una donna con il cuore intirizzito dal gelo?

La neonata si tranquillizzò improvvisamente tra le sue braccia, sazia, e aprì gli occhi per la prima volta: erano rossi, identici a quelli di quell’uomo. Sospirò, finalmente rassicurata, e ricordò che Yukina era stata l’unica a non piangere tra tutte le sue figlie.

Probabilmente dentro di lei, che non aveva conosciuto altro che il calore dal momento in cui aveva iniziato a formarsi dentro il suo ventre, il cuore sarebbe rimasto.

Per lei c’era ancora speranza.

Hina baciò la bambina, la avvolse in strati di scialli pesanti, e, dopo aver girovagato un po’ per la casa, uscì, lasciandola sola..

Pochi minuti dopo, mentre Rui correva verso la casa di Hina, un foglio di carta stretto nel pugno, un piccolo pugnale descriveva un arco nell’aria, e il sangue si allargava sulla neve bianca, rosso come i fiori delle camelie. Alcune gocce cercarono di farsi strada sul ghiaccio per cadere oltre il bordo del precipizio.

“Da me e dal mio dolore non avranno nemmeno una hiruiseki da vendere, Rui. Di’ tutto a Yukina.”

     


                     





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