FanFiction Full Metal Panic | Il Pescatore di Skyless_star | FanFiction Zone

 

  Il Pescatore

         

 

  

  

  

  

Il Pescatore ●●●●● (Letta 813 volte)

di Skyless_star 

1 capitolo (conclusa) - 1 commento - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaFull Metal Panic

Genere:

Non specificato

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Tre aspetti della vita si incontrano sulla riva di un fiume. Ispirata alla canzone omonima di de André. [Vincitrice del "premio originalità" nel contest multifandom indetto da Emiko92 e Ro-chan.]


  


Il Pescatore
di Skyless_star


Tre aspetti della vita si incontrano sulla riva di un fiume.

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Disclaimer:
'FULL METAL PANIC' e tutti i personaggi in esso presenti sono stati creati da Gato Shoji e disegnati da Skiki Doji.
Non sono di mia proprietà, e anche se lo fossero, comunque non li avrei creati io.
La canzone 'Il Pescatore' appartiene a Fabrizio de André (1976).

Nota: se questa versione è migliore di quella da me postata originariamente il merito è di
mysticmoon, che ha betato questo mio lavoro.

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Sulla riva di un fiume, un bambino dagli incolti capelli di colore bruno si aggirava circospetto. La riva era scoscesa e offriva numerosi nascondigli che, con un po' di fortuna, gli avrebbero permesso di sfuggire alla polizia e di arrivare indisturbato ad un villaggio, ad una decina di chilometri di distanza, dove sapeva che qualcuno lo avrebbe nascosto. Il sole che stava calando, poi, gli dava un vantaggio sui suoi inseguitori.

Rinsaldando la presa sul fucile che nascondeva sotto i suoi ampi vestiti, il bambino si guardò intorno, scrutando lo spazio circostante con i suoi grandi occhi grigi in cerca di segnali di pericolo. Sembrava che nessuno lo seguisse; perlomeno non erano abbastanza vicini perché potesse vederli. E non c'era nessuno neanche sulla riva opposta del fiume.

Studiando il percorso davanti a sé, il bambino notò che a qualche decina di metri c'era un uomo. Il bambino si irrigidì, ma si rilassò subito dopo, non appena si accorse che l'uomo non lo aveva notato.

All'ombra dell'ultimo sole
S'era assopito un pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso.


Per un attimo, il bambino contemplò quella figura. L'uomo aveva i capelli scuri, come i suoi, ma si notava qualche sporadica macchia di bianco qua e là. Stava pescando. Improvvisamente, il bambino ricordò che era dalla mattina che non metteva nulla sotto ai denti e la giornata che ormai volgeva al termine era stata molto faticosa per lui.

Il bambino scrutò il fiume. Scartò prontamente l'idea di pescare qualcosa; l'acqua era troppo profonda per pescare a mani nude e al momento non poteva permettersi di perdere tempo aspettando che qualcosa abboccasse alla sua lenza. Senza contare che non aveva con sé una lenza. Il bambino decise che quel vecchio pescatore avrebbe potuto dargli qualcosa.

Venne alla spiaggia un assassino
Due occhi grandi da bambino
Due occhi enormi di paura
Eran gli specchi di un'avventura.


Si avvicinò a lui, continuando a tener d'occhio ogni cosa nelle vicinanze. Quando fu abbastanza vicino, il bambino notò che il vecchio aveva gli occhi chiusi; stava dormendo. 'Bene. Posso prendergli qualcosa senza che mi veda in faccia o sappia che sono passato di qui.' Gli girò intorno per raggiungere la borsa che si trovava alla sinistra dell'uomo, e notò che il vecchio aveva una cicatrice a forma di X sulla guancia.

Istintivamente il bambino toccò la propria guancia sinistra, dove si trovava una cicatrice identica. Guardandolo meglio, il piccolo fuggitivo si sentì improvvisamente vicino a quell'uomo, come se sapesse di potersi fidare di lui. Decise di rendere nota la propria presenza. "Ehi, vecchio. Dammi il cibo che hai nella borsa. Sono armato, non pensare neanche lontanamente a dirmi di no."

E chiese al vecchio dammi il pane
Ho poco tempo e troppa fame
E chiese al vecchio dammi il vino
Ho sete e sono un assassino.


Il vecchio sorrise; aveva sentito il bambino avvicinarsi a lui e alla sua borsa, ma voleva vedere se davvero aveva intenzione di rubargli il pane mentre lui non guardava, se davvero credeva che non se ne sarebbe accorto.

Dal modo in cui si muoveva, così silenzioso, aveva capito che stava scappando o che si stava nascondendo; dai suoi passi veloci e brevi, aveva capito che si trattava di un bambino. Il modo in cui aveva parlato gli aveva riportato alla mente una vecchia versione di sé, quando aveva più o meno la sua età.

"Ti sarebbe bastato chiedermi da mangiare, sai? Ti avrei accontentato lo stesso, ma non avrei saputo che sei armato, e quindi un fuorilegge." Aprendo gli occhi, il vecchio restò sorpreso nel vedere quanto effettivamente quel bambino gli somigliasse. Si chinò verso la propria borsa e ne tirò fuori del pane, che porse al bambino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
Non si guardò neppure intorno
Ma versò il vino e spezzò il pane
Per chi diceva ho sete e ho fame.


Il bambino accettò quanto gli venne offerto, senza neanche chiedersi di cosa si trattasse. Del resto, era certo che quel cibo fosse sicuro. Nel secchio poggiato vicino ai piedi dell'uomo c'erano sette pesci, tutti vivi; l'uomo era lì da molto, non poteva essere un poliziotto travestito, né poteva sapere di quanto aveva fatto, dato che non sembrava avere con sé una radio o qualsiasi altro dispositivo che avrebbe potuto tenerlo informato. Quel cibo era per lui; non c'era possibilità che fosse avvelenato.

"Qual è il tuo nome, ragazzo?" chiese l'uomo.

Il bambino lo guardò di sbieco tra un morso e l'altro. "Perché dovrei dirtelo? Tu poi potresti andare alla polizia."

"Hai ragione, potrei. Ma non lo farò. Del resto, ti sei già fidato di me abbastanza per chiedermi il pane e farmi vedere il tuo volto, invece che rubarmelo mentre sembravo addormentato." L'uomo fece una pausa, pur sapendo che il bambino non gli avrebbe risposto. "Sai, alla tua età anch'io ero un assassino. Uccidere un nemico per me non rientrava nel concetto di giusto o sbagliato, era solo una cosa che andava fatta per sopravvivere." Il vecchio sentì che qualcosa tirava la sua lenza e cominciò a recuperare la preda. "Come prendere un pesce."

Il bambino si chiese se quel vecchio avesse parlato di assassini perché anch'egli lo era stato o perché aveva capito quello che aveva fatto. Se davvero era così scaltro, avrebbe potuto essere un problema per lui.

La voce dell'uomo interruppe i suoi pensieri "Il mio nome è Sōsuke."

Contro ogni suo principio, il bambino si fidò nuovamente di lui. Dopo aver ingoiato rumorosamente, rispose alla domanda che gli era stata fatta. "Kashim. Mi chiamo Kashim."

"Piacere di conoscerti, Kashim." Disse il vecchio, porgendogli dell'acqua per evitare che si strozzasse. Kashim scrollò le spalle e bevve l'acqua in un unico sorso, quindi tornò a divorare il pane. "Dovresti masticare, altrimenti quel pane ti resterà sullo stomaco, i tuoi riflessi ne risentiranno e la polizia ti prenderà."

Kashim rallentò quanto bastava per riuscire a parlare. "Hai ragione, ma non ho proprio tempo da perdere al momento."

"Quindi é vero che ti stanno cercando." Kashim lo guardò per un attimo, quindi annuì silenziosamente.

Sōsuke prese la busta con il pane rimasto e fece cenno a Kashim di mettere lì anche il pane che ancora non aveva finito. Kashim lo guardò di sbieco, chiedendosi se per caso avesse delle tendenze suicide.

"Tranquillo, non voglio riprendermelo. Voglio che tu te lo porti via e che lo mangi più tardi, con calma." Kashim si convinse e lasciò cadere quanto ancora non aveva mangiato nella busta, che prese e nascose sotto i propri vestiti. "Prendi anche questa." Kashim accettò anche l'acqua senza dire un parola, quindi fece per alzarsi.

E fu il calore di un momento
Poi via di nuovo verso il vento
Davanti agli occhi ancora il sole
Dietro alle spalle un pescatore.


"Hai un posto dove andare, Kashim? Se no, forse potrei arrangiare qualcosa." chiese Sōsuke.

Kashim annuì. "Più a sud c'è un villaggio in cui mi sono già rifugiato in passato. Non faranno domande e mi nasconderanno."

Stavolta fu Sōsuke ad annuire; sapeva fin troppo bene che tipo di vita faceva quel bambino. "Non ti preoccupare, non dirò nulla alla polizia. Adesso vai."

Kashim cominciò a camminare, ma dopo un paio di passi si girò indietro "Grazie di tutto, vecchio."

Sōsuke sorrise. "Buona fortuna, Kashim"

Mentre lo vedeva allontanarsi, Sōsuke ripercorse mentalmente quanto era successo nella sua vita. 'Se mai dovessi incontrare una bella ragazza dai capelli blu, non aver paura di essere felice con lei, Kashim.' pensò, sorridendo.

Dietro alle spalle un pescatore
E la memoria è già dolore
È già il rimpianto di un aprile
Giocato all'ombra di un cortile.


Sōsuke tornò alla sua pesca. Guardando i pesci che nuotavano nel secchio, pensò che avrebbe potuto darne uno o anche due a Kashim; sei sarebbero stati più che abbastanza per lui, Kaname e il loro nipotino di tre anni -l'unico al momento- che restava a casa loro quando i suoi genitori erano in missione per la Mithril.

Sōsuke chiuse di nuovo gli occhi. Qualche minuto dopo, sentì il rumore dei passi di due persone, anzi, di una persona e un 'Bonta', evoluzione dell'attrezzatura che lui stesso aveva messo a punto anni addietro e che era stato perfezionato da Kaname; ora era un AS a grandezza umana che non aveva bisogno di pilota.

Vennero in sella due gendarmi
Vennero in sella con le armi
Chiesero al vecchio se lì vicino
Fosse passato un assassino.


L'uomo, un giovane poliziotto di circa vent'anni, si avvicinò a Sōsuke. "Mi scusi, signore..."

Sōsuke riconobbe la voce. Aprì gli occhi e si voltò a guardare quel ragazzo. "Dica pure, sergente Sagara."

"Stiamo cercando un ragazzino, età circa dieci anni, alto più o meno un metro e trenta, capelli scuri e incolti, occhi grigio metallo, corporatura media. Per caso lo ha visto?"

"Un ragazzino, sergente? Si tratta di una fuga da casa o sospettate che possa essere un rapimento? ... I suoi genitori saranno preoccupati."

"Niente del genere, signore. Quel bambino é ricercato per aver tentato di uccidere il suo tutore; un poco di buono per la verità. Ad ogni modo, l'uomo é scampato alla sua furia, sebbene non si possa dire che stia bene."

'La storia si ripete.' pensò Sōsuke amaramente.

"Mi dispiace, sergente, ma non posso esserle d'aiuto. Poco fa ho sentito i passi di qualcuno, ma siccome il suo percorso non comprendeva la mia postazione, non mi sono neanche voltato. Non saprei neanche dirle se si trattava di un bambino, un adulto, un cane..."

Il sergente annuì. "Sa almeno dirmi da che parte é andato?" Il sergente conosceva bene le capacità di quell'uomo. In fondo, si trattava di suo padre. Quel ragazzo era niente meno che il quarto figlio, l'ultimogenito, di Sōsuke e Kaname. Ancor più ligio al dovere di quanto non fosse suo padre, si ostinava a dargli del 'lei' ogni volta che lo incontrava in servizio. Anche se non c'era nessuno nei dintorni a parte il 'Bonta' che, per quanto sofisticato, restava una macchina.

"Da quanto ho potuto capire da qui, stava seguendo la strada in quella direzione." Sōsuke indicò alla propria sinistra, "Ma, di nuovo, non posso esserne sicuro."

"Bene, signore. Grazie lo stesso e buona giornata." salutò il ragazzo.

"Buon lavoro, sergente." Sōsuke guardò suo figlio andare via. Avrebbe voluto aiutarlo, ma lo conosceva bene e sapeva che se lui e Kashim si fossero incontrati, uno dei due non ne sarebbe uscito vivo. Poiché suo figlio, al massimo, rischiava una lavata di capo per essersi fatto sfuggire il bambino, aveva deciso che la cosa migliore era coprire Kashim.

Un altro pesce abboccò, e Sōsuke decise che era tempo di tornare a casa dalla sua Kaname. Mentre metteva a posto la sua attrezzatura, Sōsuke pensò a se stesso, a suo figlio, a Kashim... Sorrise, augurando ai due ragazzi una vita felice.

Poteva quasi dire che le tre principali fasi della sua vita -assassino, soldato e uomo libero- quel giorno si fossero incontrate in riva ad un fiume, in un attimo senza tempo.

Ma all'ombra dell'ultimo sole
S'era assopito il pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso.



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Finita 12-06-2007 Ore 03:12
Revisionata 01-12-2007 Ore 22:40

Review di qualsiasi genere -da una parola a un poema, dall'adulazione all'insulto- saranno molto graditi.

Nota: Mi rendo conto che è una storia fine a sé stessa, ma é venuta così...

Nota (01-12-2007): cerco sempre di ringraziare personalmente per le recensioni, ma ciò non è ovviamente possibile nel caso di recensioni anonime; perciò ringrazio ufficialmente in questa sede per tutte le recensioni, anonime e non, che ci sono state e ci saranno.

Nota del 3 e 4 maggio 2009: questa fanfiction ha avuto il "premio originalità" al contest indetto da Emiko92 e Ro-chan, dove si è classificata 12ª.
Concordo con loro che ci siano delle ripetizioni e che alcune frasi siano molto lunghe (scusate, è che odio le frasi minime), anche se non credo che cambierò la storia: è nata così e così continuerà ad essere, con tutti i suoi pregi e i difetti.
Ecco il banner per il piazzamento e quello del premio originalità.

     


                     





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