FanFiction City Hunter | SIN CITY di fly_87 | FanFiction Zone

 

  SIN CITY

         

 

  

  

  

  

SIN CITY ●●●●● (Letta 2260 volte)

di fly_87 

30 capitoli (in corso) - 254 commenti - 18 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Azione - Drammatico - Erotico - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

"Oltre la cortina delle tende, oltre i vetri, oltre i muri, nel buio giallastro di mille luci e di mille neon, ci sarà ancora quella follia incomprensibile che chiamano New York, la città che tutti dicono di detestare e che tutti continuano ostinatamente ...


  

Grattacieli enormi la circondavano.



Vetro.



Acciaio.



Cemento.



Gente.



Talmente tanta gente che aveva l’impressione di soffocare.



Centinaia di macchine, che sembravano quasi uscite direttamente dai quadri futuristi che tanto le piacevano.



Rumore.



In una parola, New York.



Sfavillante e cupa, dove tutto agli occhi appare vero, ma niente è come sembra.



Meta irraggiungibile di chi desidera lasciarsi il passato alle spalle, perché a New York non conta ciò che sei, ma ciò che appari.



E lei sembrava una ragazzina di circa 16 anni, che passeggiava tranquilla per la 34° Avenue, guardandosi attorno smarrita.



Piccola e innocente agli occhi della gente.



Se solo avessero saputo…



Quella città la spaventava, e con tutto quello che aveva passato nella sua giovane vita, non era facile spaventare un tipo come lei.



Tutti la chiamavano maschiaccio, a scuola.



I più bastardi, la chiamavano “la figlia della puttana.”



Pensò a sua madre.



Chissà che stava facendo.



Chissà se aveva almeno fatto finta di cercarla, o se, molto più realisticamente, se la stava spassando con uno dei suoi mille uomini diversi, entrambi totalmente fatti di cocaina o crack.



Rabbrividì, pensando alla notte precedente.



Ricordava ancora lo sguardo lascivo di quel figlio di puttana su di sé, i suoi occhi dalle pupille dilatate, il suo alito che puzzava di alcool, le sue mani che pizzicavano la sua pelle giovane.



Un violento conato la scosse.



Non doveva pensare al passato.



Non più.



Era a New York, adesso, e qui di certo si sarebbe potuta rifare una vita, lontana dall’indifferenza di sua madre e dalle insidie degli uomini che se la scopavano.



Lontana dalla droga, lontana dal quartiere malfamato in cui era nata, in una squallida cella di un carcere femminile.



E, come non mancava di ricordarle sua madre, doveva perfino ringraziarla per non aver abortito.



Chiuse gli occhi, sedendosi sul marciapiede, mentre la gente continuava a sfilarle davanti agli occhi.



Avrebbe potuto passare ore ed ore ad osservare quelle persone, quegli uomini con il completo gessato e la ventiquattrore in mano, così professionali ed arrivati, con moglie e figli a casa e amante in ufficio.



Oppure quelle donne, così eleganti nei loro bei vestiti, bellissime confezioni che contenevano il nulla assoluto.



E ragazzine come lei, mano nella mano con i loro fidanzatini.



Loro ancora sognavano il principe azzurro, probabilmente.



Mentre lei aveva capito subito tutto, della vita e degli uomini.



E la considerazione che aveva di questi ultimi era pari a zero.



Per un breve periodo aveva creduto anche lei nell’amore, prima che il ragazzo che lei amava cercasse di portarsela a letto dopo due giorni che uscivano assieme.



Adesso la sola parola “amore” la faceva ridere, e la facevano ridere tutte le persone che si autodefinivano innamorate, quando invece erano solo stupidamente cieche e deboli.



La solitudine non le faceva paura.



Anzi, la confortava



Il silenzio della notte la rassicurava.



Quando le urla di sua madre e dei suoi uomini nella stanza accanto alla sua si placavano, lei poteva finalmente sognare di essere nata in un’altra famiglia, da un’altra madre che non la usasse soltanto per procurarsi la sua dose giornaliera.



Una madre che la amasse e che la proteggesse dalle brutalità della vita.



Ma presto anche i suoi sogni si erano dovuti infrangere nello scontro con una realtà che faceva di tutto per abbatterla, per indebolire le sue labili difese di bambina.



Se non fosse stato per la sua sorellina, avrebbe gettato le armi anni prima.



Ma il solo sapere Sayuri alla mercè di quella donna che nessuna delle due poteva chiamare madre, le dava la forza per andare avanti.



Erano mesi che architettava la sua fuga.



Sarebbe diventata qualcuno, a New York, e poi sarebbe andata a riprendersi sua sorella per portarla con sé.



Ce la doveva fare, a tutti i costi.



Non tanto per sé stessa, tanto per quella bambina che non aveva nemmeno il suo stesso padre, ma che subito era diventata una sorta di figlia, per lei.



Questo la fece sorridere.



A 16 anni, si sentiva madre, lei che non ne aveva mai avuta una.



Si alzò.



Ogni secondo era prezioso.



Per oggi non poteva fare niente, doveva soltanto pensare a racimolare qualche spicciolo per poter comprare almeno un po’ di pane.



Si mescolò alla folla, guardando attentamente le persone che la circondavano.



Doveva scegliere bene la sua vittima, prima di agire.



Poi lo vide.



Un uomo sulla trentina, forse più giovane, con una cartella di pelle nera in mano.



Il portafoglio era chiaramente visibile nella tasca posteriore degli eleganti pantaloni neri che indossava.



Quasi sicuramente si trattava di un avvocato.



Aveva la puzza sotto il naso tipica della categoria.



Si avvicinò furtivamente all’uomo.



Si guardò rapidamente attorno, nessuno la stava osservando.



Ognuno pensava ai suoi problemi, nessuno badava ad una ragazzina sola.



La gente sola era la norma, in una città come New York.



Rapidamente, come le aveva insegnato sua madre fin da quando aveva 3 anni, con un gesto preciso sfilò il portafoglio dalla tasca dell’uomo.



Si girò per allontanarsi, calma.



Ma improvvisamente, il suo polso si ritrovò stretto in una morsa d’acciaio.



Il suo cuore batteva all’impazzata.



Tutto doveva andare liscio.



Nessun intoppo era permesso.



Si voltò.



L’uomo che aveva derubato la stava guardando.



E quando incontrò quegli occhi azzurri taglienti, Kaori comprese che aveva appena commesso l’errore più grande della sua vita.

     


                     





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