FanFiction Cyborg 009 | Prima che tu arrivassi... di Giulietta | FanFiction Zone

 

  Prima che tu arrivassi...

         

 

  

  

  

  

Prima che tu arrivassi... ●●●●○ (Letta 592 volte)

di Giulietta 

6 capitoli (in corso) - 17 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCyborg 009

Genere:

Avventura - Drammatico - Fantascienza - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 001-Ivan Wiskey 

Prima che tu arrivassi... eravamo arrabbiati ma la nostra rabbia non aveva una direzione


  

001-Ivan Wiskey
“Prima che tu arrivassi... eravamo arrabbiati ma la nostra rabbia non aveva una direzione”

Mosca. Un violento temporale scuote l’intera città questa notte. La pioggia cade fitta, come a voler lavare via qualcosa. Un aereo atterra all’aeroporto e velocemente ne scende una donna robusta. Si avvolge alla ben meglio nel suo giubbone e velocemente prende un taxi, trascinandosi dietro la pesante borsa. Era partita per un viaggio, una vacanza. Ma qualcosa l’aveva costretta a tornare indietro. Un presentimento. Una paura. Un richiamo. Non sapeva cosa. Sapeva solo che doveva tornare indietro. Dal suo bambino. Dalla sua famiglia. Erika Wiskey. Sposata da 5 anni e con un unico figlio di quasi un anno. Ivan. Il piccolo somigliava più a lei che al padre. Man mano che il taxi la riconduceva a casa, il presentimento diventava più forte, trasformandosi in paura. La pioggia cadeva sempre più fitta e il cielo era squarciato a tratti da grandi saette, che illuminavano a giorno la città.
-Per favore faccia presto. È una questione di vita o di morte-
-Signora. Con questa visibilità, più veloce di così non posso andare-
Lo sapeva benissimo. Ma più il tempo passava, più la paura cresceva. E più il presentimento si faceva concreto.
Finalmente arriva a casa e vede tutte le luci spente, tranne una. Nello studio del marito. Gamo Wiskey. A questo punto arriva la conferma al suo presentimento. Si precipita in casa e sale velocemente le scale che conducono allo studio. Apre la porta e lo vede lì, in piedi vicino al suo tavolo di lavoro, che ride in maniera glaciale. Terrificante. Da pazzo. E sul tavolo, vicino ad attrezzi chirurgici, c’è il suo bambino con la testa fasciata.

Stanotte c’è un temporale. I tuoni mi mettono paura. Mi mettono sempre paura. Ma oggi in particolar modo, perché sento che sta per succedere qualcosa di brutto.
Mancano pochi giorni al mio primo compleanno. O forse qualche settimana. Non lo so. So solo che ho paura. Dove sei mamma? Papà mi ha portato nel suo laboratorio. Non l’aveva mai fatto prima. –Vedrai Ivan. Presto diventerai famoso. Io diventerò famoso. Se i miei studi sono giusti, presto gli esseri umani potranno usare appieno il proprio cervello. E tu diventerai il bambino più intelligente del mondo. Ora sta buono. Non sentirai niente- Cosa stai dicendo papà? E’ un gioco nuovo? Quello cos’è? Papà mi la mette sulla faccia. Sento un odore dolciastro. E’ fastidioso. Ho sonno. Ho paura. Mamma? La mamma è partita da poche ore e tornerà fra qualche giorno. Sto dormendo, e sento la testa che comincia a farmi male. Il mio cervello viene modificato. Quel freno che la natura ha praticato sul cervello umano, viene rimosso. Mi accorgo con terrore di sapere queste cose di colpo. In questa notte di tempesta ho la sensazione che il cielo pianga, per quello che mi sta succedendo. Lentamente, mentre le ore passavo, qualcosa succede al mio cervello. Non so dire cosa, ma mi mette a disagio. E le cose che a un bambino come me sono incomprensibili, diventano di colpo troppo chiare. Vedo anche qualcosa che non so spiegare. Bombe. Aerei. Carri armati. Guerre. E io lì. Insieme ad altri di cui non vedo il volto. Ho paura. Non riesco a svegliarmi. Voglio svegliarmi. Papà? Mamma? Non sento gli attrezzi chirurgici che mi operano, ma la sgradevole sensazione che qualcuno stia facendo qualcosa di brutto, mi impaurisce sempre più. Che stai facendo papà? Smettila. Ho paura. Mi sveglio solo ad intervento finito, con la testa fasciata e dolorante e mio padre che esamina il suo lavoro, con grande contentezza. Cosa hai fatto papà? Non dovevi farlo. Non dovevi farmi questo.
-C’è l’ho fatta. Sono riuscito a modificare il suo cervello- E’ contento. Io invece ho una gran voglia di piangere. Ma sono troppo confuso per fare qualunque cosa. Il mio cervello analizza quello che mi sta intorno con velocità e lucidità spaventosa. Riconosco ogni cosa. Riconosco gli attrezzi di papà e so dar loro un nome, cosa che prima non riuscivo a fare. Prima erano solo cose strane che papà usava nel suo lavoro. E io dovevo starci lontano perché pericolose.
Un colpo. Qualcuno ha aperto la porta con violenza. Non vedo chi è, ma riconosco la voce. Mamma E’ infuriata. È grondante di pioggia. È tornata indietro. Mamma. Papà è meravigliato di vederla. Non se l’aspettava. Lo percepisco. Percepisco anche la sua paura.
-Oh! Erika! Quando sei tornata?-
-Sono appena tornata perché avevo un brutto presentimento. A metà strada sono tornata indietro e ho fatto bene a quanto pare- E’ furiosa. La capisco. Sento anche che si colpevolizza di averlo sposato. Come faccio a sapere questa cose? Che mi è successo?
-Aspetta Erika e ascoltami! Ci sono riuscito. Il cervello di Ivan ora è come quello di un adulto. Anzi è addirittura meglio di quello di un adulto- Tremo a quanto sento. Papà non ha badato al fatto che sono troppo piccolo per essere sottoposto a questo intervento. Credo non si sia nemmeno accorto che sono sveglio e capisco tutto quello che dici. Non ti perdonerò mai papà. Ma non riesco comunque a odiarti. Ogni cosa. Capisco ogni cosa con grande lucidità e consapevolezza. Sono diventato un genio. Ma non né sono felice. Voglio tornare come prima. Ma so che è impossibile. Papà? Perché papà?
-Non mi interessa a cosa serve una cosa del genere?!- E’ sempre più furiosa –Povero piccolo mio! Questo è successo perché sono caduta nell’inganno e sono partita per un viaggio- Mi prende in braccio e mi sento al sicuro. Ma sento anche che mio padre è terrorizzato. Furioso. Ho paura mamma. Andiamo via.
-Aspetta!! Dove vuoi portare Ivan?-
-Alla polizia! Tu sei pazzo! Come puoi utilizzare il tuo stesso figlio, come cavia da laboratorio- Ci allontaniamo verso la porta, con me in braccio. Papà è lì che ci guarda. Non mi piace il suo sguardo. Indietreggia di qualche passa e mi rendo conto di quello che vuol fare. Vedo la chiave inglese nella sua mano. Attenta mamma! Anche lei la vede e scappa. Troppo lenta. La colpisce. Mamma!!!
-Uuuuèèèèèhhhhh!!!!!!- Mamma? Mamma?
-Ivan è mio! E’ un risultato importante delle mie ricerche- Papà? Perché fai così? –Finora gli esseri umani sono riusciti a sfruttare il loro cervello solo a metà. Ora saranno capaci di sfruttarlo a pieno- Non riesco a smettere di urlare. Mamma!? È lì a terra che si addormenta. Non ti addormentare mamma! Ho paura. Niente. È svenuta. Mamma?
La porta si apre di nuovo e degli uomini in nero entrano, sorprendendo papà. Chi sono? Non sono poliziotti. Papà ha paura lo sento. Sento che non ci faranno niente. Li serviamo vivi. Lo leggo nelle loro menti.
-Permesso. Lei è il dottor Wiskey?-
-Chi… chi siete?
-Non si preoccupi. Non siamo poliziotti. Noi cerchiamo in tutto il mondo chirurghi che abbaino una grande abilità manuale, come lei- Cosa vogliono da noi? Chi sono?
-Cosa?! Ma si può sapere chi diavolo siete?-
-Per favore venga con noi-
-Le spiegheremo strada facendo. E comunque lei non può più restare qui- La mamma è a terra svenuta. Svegliati mamma. Vuole portarmi via.
Papà li segue in macchina. La tempesta non accenna a smettere e i tuoni mi mettono paura. Papà sale in macchina con loro e subito dopo partiamo. Dove stiamo andando?
-Si faccia forza dottore. Nel nostro laboratorio segreto, c’è qualunque tipo di attrezzatura. Inoltre ci sono tanti professionisti come lei-
-Dove stiamo andando?-
-Diciamo nel punto X dell’Oceano Pacifico-
Senza altre parole arriviamo all’aeroporto e senza scendere dalla macchina, ci imbarchiamo sull’aereo. Decolliamo. Come starà la mamma? Si sarà accorta che non ci siamo più? Dove stiamo andando? Voglio saperlo. Saranno loro a dirmelo. Sono troppo stanco. La testa mi fa male. Anche se dormo, sono cosciente di quello che mi succede intorno. Sento l’aereo che atterra e la macchina che scende, per poi seguire un sentiero sterrato. Lo capisco dai sussulti. Dove siamo? In montagna forse? A me piace la montagna. La mamma mi ci ha portato alcuni giorni fa. Era bella. Sono troppo stanco per cercare di scoprire qualcosa e l’anestesia fa ancora sentire i suoi effetti. Mi fa male dappertutto. Non solo la testa. Papà. Mi fa male tutto. Papà? È una cosa normale? La macchina si ferma e noi scendiamo. L’aria fredda mi colpisce la faccia, in modo piacevole. Che bella sensazione. Siamo in montagna.
-Da questa parte dottore- sento un suono metallico e una spinta che ci porta verso il basso. Un ascensore. E stiamo scendendo. Non sento quello che dicono quando arriviamo a destinazione. Non sento quello che dicono gli altri. Perché so che c’è altra gente. La percepisco. Dove siamo? Qualcuno mi prende dalle braccia di papà. No! No!
-Mi occupo del piccolo. Voi fate pure un giro del laboratorio- Che bella sensazione. Perché sento che posso fidarmi di lui? Non lo conosco. Eppure mi fido di lui. Chi è?
-Non so se riesci a sentirmi piccolino. Io sono Isaac Gilmore. Tu e tuo padre siete nella base del Fantasma Nero- Chi è il Fantasma Nero? Non mi piace il nome di questo tizio –Mi occuperò io di te, mentre tuo padre è occupato. D’altronde sono vecchio e ho più tempo a mia disposizione di lui. Ora vieni con me. Ti faremo una piccola visita medica, per vedere come stai-
Non ho capito chi è, ma mi sento bene. Ho sonno. Voglio solo dormire. Non voglio altro.

-Si è addormentato- L’anziano da il piccolo ad un medico, che lo prende con cura e subito esamina il taglio sotto la fasciatura.
-Sembra che abbia subito un intervento al cervello. Chissà che genere. Sono proprio curioso- Pulisce la ferita con cura e mette delle altre bende –Chi è il padre del piccolo?-
-Uno nuovo. Sta facendo il giro del centro. Io torno nel mio laboratorio. Tu occupati di lui- Esce senza dire altro. Il medico sorride in maniera paurosa. Un ghigno.
-Caro Dott. Gilmore. Del piccolo qui presente me ne occupo io. Sarà il primo. Devo solo consultare il padre per sapere che intervento ha subito- Tramite una trasmittente, comunica il desiderio di conoscere il nuovo arrivato; che arriva mezz’ora più tardi.
-Sono Gamo Wiskey. Piacere di conoscerla. Oh! Vedo che è qui- Si complimentò il padre del piccolo. Non chiese nemmeno come stava.
-Piacere di conoscerla Dott. Wiskey. Gli avranno spiegato cosa facciamo qui immagino?- cominciò il medico, coprendo il piccolo con un telo.
-Si. Costruite cyborg. Progettate la prossima guerra- rispose senza battere ciglio. Non gli interessava il progetto ultimo di quegli uomini. Voleva solo portare avanti le sue ricerche.
-Vede dottore. Ogni membro qui conosce la cibernetica e so che anche lei la conosce. Il nostro progetto è già in ritardo, perché abbiamo radunato i migliori esperti del pianeta. Compreso lei-
-Dove vuole arrivare?-
-Voglio sapere che intervento a subito il piccolo. Sa potrebbe esserci utile saperlo per… -
-Ho modificato il suo cervello, affinché lo usasse a pieno. È un genio in poche parole. Il risultato delle mie ricerche- La risposta piacque al medico.
-Allora non è un problema se ci illustra cosa ha fatto esattamente, in modo da non combinare qualche pasticcio-
-Certamente- Non gli interessava cosa avessero in mente. Non immaginava nemmeno cosa avesse in mente quel medico. Voleva solo portare avanti le sue ricerche, senza pensare alle conseguenze.

Di nuovo quell’odore. Questa volta è più intenso. Più forte. ho fame. Molta fame e mi gira un po’ la testa. Ma sto meglio. Non sento più dolori. Però ho freddo alla schiena. Papà? Mamma? Dove siete?
-Eccola qua. E’ finita- Una donna? Non è mia madre. Troppo giovane e la voce è troppo profonda. Cos’è questa luce accecante? E’ forte. mi dà fastidio. Spegnetela.
-Ehi! Si è svegliato-
-L’anestesia deve aver perso il suo effetto. Beh! Con loro non dura molto questo è certo- Con loro chi? Di chi parli? Perché mi guarda così?
-Questa è bella. Ha parlato- Io? Parlato? Impossibile. Non ho neanche un anno.
-Non ha proprio parlato- Ecco mi sembrava –Ha usato la telepatia- Cosa?!
-E che diavolo è la telepatia?-
-E’ la capacità di comunicare attraverso il pensiero. Ti permette anche di leggere i pensieri e i ricordi altrui-
-Senza contare che questo piccoletto ha un QI davvero smisurato. Pensate un po’. Addirittura 400. Nessun essere umano c’è l’ha più alto di 250. Lui è il primo- Telepatia? QI a 400? Che mi è successo?
-Sta calmo 001- 001? –Tu sei 001. Il primo dei nostri cyborg. Il più potente- Cyborg? Cyborg: essere metà organico e metà meccanico, di solito usato a fini bellici. NO! Non voglio!
-Cosa? ATTENTI!- Lasciatemi! Non voglio avere niente a che fare con voi. Sparite.
-Cercate di non venir colpiti dagli attrezzi-
-Pure la telecinesi. Questo qui è pieno di sorprese. Ahio!-
-Qualcuno cerchi di sedarlo- No! Non farete niente del genere. Dov’è mio padre? Dov’è? Urgh! Che mi succede. Mi fa male la testa. Mamma? Dove sei, mamma?

-Si è fermato- La donna esce da sotto il tavolo operatorio. La stanza è piena di oggetti fatti volare dal piccolo. In preda alla furia. Le bottigliette di flebo, di vitalizzanti e altre attrezzature per operare, sono sparsi qui e là. La maggior parte distrutte.
-Questo piccolo è un demonio. Guarda che razza di taglio mi ha fatto con la bacinella-
-Colpa tua che non ti sei riparato-
-Cos’è successo?- Il Dottor Gillmore entra in quel momento, preoccupato dal baccano.
-Il piccoletto si è svegliato con la luna storta-
-Ha usato la telecinesi per fare questo macello; e la telepatia per comunicare con noi- L’anziano ascoltò con meraviglia quanto detto dalla collega e osserva il piccolo sul tavolo, di nuovo addormentato –Ora si è calmato. Ma potrebbe riprendere- Di nuovo l’anziano lo prese in braccio, questa volta, per aiutare la collega a mettergli una tutina rossa con grandi bottoni gialli e una grossa sciarpa gialla intorno al collo.
-Ecco qua. Vestito. Skull-sama. Il primo cyborg è completato. Qui c’è il Dottor Gillmore. Dobbiamo fare qualcosa- Chiede la donna, attraverso un interfono. Una voce metallica risponde con tranquillità –Il Dottor Gillmore si occuperà del primo cyborg. Dovrà occuparsi del controllo dei suoi poteri. Mi raccomando Dottore. Sa cosa succede se fallisce- ammonì con tono lento e cadenzato, permettendo all’anziano scienziato di assimilare il concetto. Il dottore risponde affermativamente e si dirige verso i suoi appartamenti.
-Ah! Sì. A quanto pare sei finito in un brutto guaio piccolo. Mi spiace sai-
-Dottor Gillmore. Perché lavora per il Fantasma Nero?- la voce del piccolo gli giunge alla mente chiara e precisa, sbalordendolo –Ho la possibilità di approfondire i miei studi sulla cibernetica. So che sto facendo una cosa sbagliata, ma non so come uscirne a dire il vero- Il tono di voce cambiò velocemente, diventando molto triste e rammaricato.
-Ho fame-
-Naturale. Sono tre giorni che non mangi. Ti preparo un po’ di latte e poi dormirai un altro po’ per riprenderti. Domani comincerà il tuo addestramento-
-Non voglio essere un cyborg-
-Ma lo sei ora. E non puoi farci niente. Non c’è un procedimento inverso. Mi spiace- Arrivano agli appartamenti dello scienziato. Sono molto accoglienti, nonostante siano molto piccoli. Una piccola carrozzina un po’ malandata è parcheggiata in un angolo. Adagia il piccolo lì dentro, che si addormenta subito. Lo guarda dormire con grande rammarico. Lui non doveva essere un cyborg. Non doveva.

     


                     





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