FanFiction Yu degli spettri | La Cacciatrice di Taglie di Linny | FanFiction Zone

 

  La Cacciatrice di Taglie

         

 

  

  

  

  

La Cacciatrice di Taglie ●●●●○ (Letta 878 volte)

di Linny 

19 capitoli (in corso) - 1 commento - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaYu degli spettri

Genere:

Avventura - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

-Cosa vuoi Yomi?- domandò atono la volpe rigirando tra le dita la rosa. -Tutti i villaggi sono gremiti di questi manifesti- iniziò a raccontare Yomi nervoso sfiorando il foglio –Sarebbe meglio dire che non vi è luogo nell’intero Makai in cui non ve ne sia...


  

Disclaimers: Yu Yu hakusho, nomi, eventi e personaggi appartengono a Yoshihiro Togashi. Tranne, logicamente, quelli inventati da me ^.^. Buona lettura!





Capitolo 1



Tra le distese aride di una zona remota del Makai, una figura ferma al centro di quel deserto, lasciò che il vento le scompigliasse i lunghi capelli rossicci con striature bianche come la neve, socchiuse gli occhi per evitare che la polvere vi entrasse. Non era un vento di sventura e distruzione, l’avvolgeva, l’accarezzava, le sussurrava; il vento era suo amico. Da piccola quando guardava il cielo e vedeva gli uccelli dispiegare le ali e lasciarsi trasportare dal vento, una grande invidia si impossessava di lei. Lei che era costretta con i piedi per terra. Che non poteva volare. Con gli anni quel sentimento si era affievolito, forse per essersi resa conto, che anche se obbligata a camminare a terra, il vento poteva giocare con lei nel momento in cui correva libera.



La ragazza sollevò il mento, per poter inclinare un po’ la testa all’indietro, passò le mani tra i lunghi capelli e poi iniziò a raccoglierli in una, con la mano libera sciolse il nastro che aveva legato all’avambraccio sinistro e lo utilizzò per legare i capelli in una coda. Un gesto del genere non lo avrebbe mai potuto compiere nel suo villaggio. I nastri erano sacri, erano sinonimo di forza. In base al colore ed al numero strisce di tessuto indossate, si poteva determinare la classe sociale e il livello di potenza d’appartenenza. L’aveva sempre considerata una stupida usanza. Nello stesso modo in cui non si doveva giudicare un nemico dall’aspetto non si sarebbe dovuto giudicare un membro del clan in base a della stoffa. Ma le regole erano state per essere seguite o infrante, in base alla logica di pensiero di ciascun individuo.



Appena il vento si affievolì, respirò l’aria a pieni polmoni. Era trascorso diverso tempo dal giorno in cui si era messa in viaggio, e da allora non si era mai concessa un attimo di riposo, o almeno non fino a quel momento. Nulla era più rilassante che stare in silenzio in un luogo quasi sconosciuto.



-Tsuki dobbiamo stare ancora a lungo fermi in questo posto?- domandò scocciato il ragazzo che le era seduto accanto.



La ragazza con stizza aprì immediatamente un occhio, seguito subito dopo dall’altro, mentre la folta coda iniziò a dondolare da una parte all’altre con decisione, inaspettata interruzione dei propri pensieri non le era per nulla piaciuta. Con movimento liscio avvicinò la mano all’impugnatura della propria arma e voltandosi verso il fratello gli puntò la katana al collo. Premette la punta sulla pelle, bastava un’ulteriore piccola dose di pressione che la lama si sarebbe conficcata nel collo. Ma ciò sembrava non importare troppo al fratello che, abituato ormai a trovarsi tra la vita e la morte a causa della sorella, continuava ad osservare scocciato la ragazza.



-Quante volte ti devo dire che non voglio essere disturbata?- chiese a denti stretti la giovane youkai.

-Tsk- dopo aver spostato con un dito l’affilata lama, il ragazzo fissò con astio la sorella -Stiamo perdendo troppo tempo per un lavoro semplicissimo- dichiarò alzandosi in piedi –E tutto questo per colpa tua!- ringhiò afferrando la mano di Tsuki che impugnava l’arma.



La stretta di Hayato si fece sempre più forte, finché dalle labbra serrate della ragazza non iniziò a fuoriuscire un ringhio che pian piano si faceva più aggressivo, le orecchie canine che spuntavano dalla capigliatura si abbassarono quasi ad aderire al capo, mentre il colore delle iridi passò dall’oro ad un grigio chiarissimo. L’aura di rabbia di Tsuki era quasi tangibile, con la mano sinistra strinse maggiormente la katana, mentre l’altra si serrò in un solido pugno. Il suo youki espose in un attimo, senza dare il tempo ad Hayato di spostarsi. Il ragazzo fu colpito immediatamente dall’energia della sorella, ed abbandonata la stretta al polso si trovò sbalzato ad una distanza di centinaia di metri e ricoperto di lievi tagli.



-Ugh…dannata- mormorò il giovane rialzandosi per poi passarsi una mano tra i corti capelli neri.



Con un ghigno Tsuki osservava l’avvicinarsi del fratello più grande di qualche anno, non gliel’avrebbe fatta passare liscia di questo era sicura, ma non avrebbe modificato i piani: catturare il ricercato, intascare la taglia e tornare nelle loro terre.

Era semplicissimo il programma, e lo sarebbe stato ancora di più se solo fossero riusciti a trovare una qualsiasi traccia del passaggio dello youkai sulla cui testa vi era una ricompensa di 500.000 denari. Era preferibile vivo a detta del demone che aveva messo la taglia, ma se non vi era altro modo per catturarlo andava bene anche morto.

Con passi decisi Hayato raggiunse la ragazza ad appena le fu vicino la colpì con un pugno allo stomaco.



-Non provarci un’altra volta- minacciò lo youkai mostrando le bianche zanne.

-Non scaldarti tanto fratellino- sussurrò la ragazza avvicinando il volto a quello di lui, per poi baciarlo sulla fronte –Andiamo ad ovest- dichiarò.

-Come fai a sapere che è proprio in quella direzione la dimora di quel demone?- chiese inarcando un sopracciglio Hayato.

-Semplice, non lo so. Ma se restiamo in questo luogo non concluderemo nulla- rispose come se fosse logico la sorella.



Il sole stava già tramontando quando i due ripresero il cammino. L’uno al fianco dell’altra. Era sempre stato così per Hayato, fin dal giorno in cui nacque Tsuki.

La morte della creatura che li aveva messa al mondo era stata inevitabile. Aveva trasgredito alle leggi del branco e si era unita ad un Inu ed ad aggravare il tutto era stato il fatto di avergli dato un erede.

Anche se non aveva mai dato un forte valore alla famiglia, il giovane lupo nero, si era ritrovato ad odiare la sua progenitrice. Non seguendo le leggi, aveva fatto svanire tutti i presupposti che avrebbero fatto di lui il prossimo capo. La odiava per questo, ma più ancora odiava la mezza lupa che aveva a fianco per aver ricevuto la nomina di successore subito dopo la nascita.



L’unica creatura ad essere nata tra gli ookami ad appartenere alla S-class subito dopo aver aperto gli occhi al mondo. Un’ottima ragione per affidarle il futuro del clan nonostante le sue origini. Tsuki non era una ookami ma nemmeno una Inu. Eppure aveva ottenuto molto più di quanto fosse dovuto ad una mezzosangue.

Ma la situazione pian piano stava cambiando. Non le era più inferiore, ed entrambi ora appartenevano alla SS-class.



Il tempo in cui la mezza lupa gli dimostrava la sua supremazia stava terminando. Non le avrebbe mai permesso di prendere il posto del vecchio Isoshi. "Sarò io a guidare il branco" pensò intensamente Hayato osservando con la coda dell’occhio la sorella che con un sorriso stava iniziando a canticchiare.

     


                     





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