FanFiction D.N.Angel | Le Muse du Demon di Amras | FanFiction Zone

 

  Le Muse du Demon

         

 

  

  

  

  

Le Muse du Demon ●●●●○ (Letta 976 volte)

di Amras 

3 capitoli (in corso) - 3 commenti - 2 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaD.N.Angel

Genere:

Horror - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 .01. 

 


  

Autore: Toy & Jemei

Titolo: La Muse du Demon

Capitolo: -1 di 9-

Rating: Nc-14

Pairing: Principalmente SatoshixDaisuke, in minor parte KradxSatoshi e DaisukexRisa

Note di Toy: Non solo questa è la prima fic di D.N.Angel che scrivo, ma è anche la fic più lunga e quella in cui mi sono divertita di più a scrivere XD! Merito della mia socia Jey*_*… ho detto socia ò.o? Scusate volevo dire schiava mwahahah >XD! Scherzi a parte è il nostro primo esperimento di fic a quattro mani e, devo dire, è riuscito piuttosto bene èOé! Purtroppo siamo riuscite a ficcare la coppia yaoi, in modo considerevole, soltanto verso la fine… ma speriamo che la storia piaccia a chi la leggerà v_v… Altrimenti.. bè, pazienza, per me è stata comunque un’esperienza divertente^O^!

La fic nasce per inaugurare il nostro forum su un gdr di D.N.Angel (http://www.forumfree.net/?c=131432) e anche perché IO desideravo essere la prima fanwritter italiana a scrivere su questa serie*___*v

Note di Jey: ... v_v... (Toy: Bè, nessuna nota da parte tua>_>?) naaaaah°____° solo che mi sono divertita un botto e non vedo l'ora di rifarlo*_____*v (Toy: Dannata, la verità è che sei pigra e non hai voglia di pensarci >XD!)

Disclaimers: I personaggi di D.N.Angel sono © Yuriko Sugisaki. Il personaggio di Eve è © Jemey & Toy.



§°°Capitolo 1°°§

Il puzzo nauseante della carne avariata infestava completamente la stanza.

Nessuno sarebbe riuscito ad entrarvi senza risentirne, nessun essere umano sarebbe stato in grado di rimanervi anche solo per qualche sparuto secondo.

Nessuno.

A parte...

Un uomo. Quell'uomo.

Seduto all'unica sedia presente nella stanza sorrideva stancamente, il viso pallido segnato dalla vecchiaia, le rughe profonde che scavavano nella pelle e lo sguardo spento.

Era vivo ma non sarebbe mancato molto alla sua morte.

Occhi vacui fissavano verso il vuoto e il suo corpo raggrinzito non si era mai mosso da quella postura. Erano passati giorni, anzi forse addirittura anni dall'ultima volta che si era alzato. Inconcepibile.

Lunghi capelli grigi e sottili, più radi sulla nuca e più bianchi verso la fronte, cadevano fino al pavimento marcito sporcandosi di polvere e terra, avevano continuato a crescere fino a ricoprire in un tappeto bigio quello che un tempo era il pavimento di uno dei migliori tra gli artisti.

Eppure lo era ancora: un artista. Ora era divenuto il migliore.

Vecchio. Stanco. Il respiro tanto sottile da sembrare assente. Le mani ruvide e bitorzolute che impugnavano lo stesso pennello da anni imbrattato dello stesso colore di sempre e, su quel volto più bianco della neve, un sorriso.

A fatica il suo sguardo vacuo si mosse, quasi impercettibilmente, ed il sorriso si ampliò.

"Perfetto... semplicemente perfetto..."

Qualcosa cadde a terra scivolando verso la porta d'entrata divorata dai tarli.

Chiuse gli occhi.

Non li riaprì mai più.

Una mano guantata si abbassò a raccogliere il pennello rotolato fino alla soglia ed evanescenti sbuffi biancastri spirarono dalla bocca schiusa dell'uomo fino a giungere tra dita giovani e ben curate.

"Il tuo tempo è scaduto ed ora mi riprendo ciò che mi appartiene."

Seta nera avvolta su dita di porcellana.

Strinse con forza quei rivoli di fumo trasparente e tutto svanì dietro la sua risata cristallina. Innocente come quella di un bambino eppure allo stesso tempo suadente come quello di una prostituta.

Rimase soltanto il cadavere di un uomo che fino all'ultimo sospiro si proclamò come Il Pittore tra i pittori.




"Fermatiiii!!!"

Urla femminili si udivano per tutto il corridoio seguite da furiosi passi e da respiri affannosi mentre gli schiamazzi divenivano sempre più forti.

"Ti abbiamo detto di fermarti maledetto sfaticato!!!"

Scope e palette erano tenute alzate sulle teste di tre ragazze scatenate, le loro espressioni traboccavano d'ira ed ogni imprecazione era rivolta ad un solo ragazzo.

"Saehara, fermati immediatamente!!!"

Takeshi Saehara, per l'appunto.

Con un largo sorriso stampato in faccia Takeshi scappava a gambe levate per i corridoi della scuola aggirando i poveri compagni che si trovavano sulla sua strada, che puntualmente venivano travolti dalle compagne subito dietro di lui, e blaterando frasi insulse sul suo dovere di giornalista.

"Non sta bene che delle ragazze urlino a quel modo contro un povero giornalista che sta solo cercando di fare il suo lavoro." affermò saltando agilmente un secchio pieno d'acqua dimenticato da qualcuno in mezzo al corridoio.

"Invece di dire idiozie vieni a darci una mano! E' il tuo turno di fare le pulizie e questa volta non ti lasceremo scappare!"

"Ma io non sto scappando, sono solo a caccia di uno scoop!"

"Te lo diamo noi lo scoop!"

E probabilmente glielo avrebbero dato in testa provocandogli una serie di traumi poco piacevoli e molto dolorosi per cui tanto valeva che corresse più veloce e sperasse di trovare un nascondiglio momentaneo in cui rifugiarsi. Celermente riuscì a portarsi alle scale che saltò a due a due finché non sbucò sul pianerottolo, nello stesso istante in cui una folta chioma rossa faceva capolino dal basso.

“Uhm? Saehara-Kun, che fai qui? “

La voce squillante ed innocente di Daisuke Niwa arrivò alle sue orecchie, mentre il rossino puntava gli occhi color rubino verso il compagno di classe.

Takeshi rivolse un sorriso smagliante a Daisuke.

“Non vedi? Scappo dalle racchie!” rispose, passandosi la mano tra i capelli.

“SAEHARA!!!!”

“Brr…! Arrivano!” disse semplicemente ridendo il ragazzino. Si guardò rapidamente intorno, come per cercare una via d’uscita.

Alla fine, con un sorriso soddisfatto sul volto giovane, afferrò Daisuke –che non c’entrava niente- per un polso, trascinandolo su per le scale.

“Ehi! Io non c’entro niente, Sahe-!” provò a ribellarsi il ragazzino dai capelli rossi, senza successo.

Infatti, Takeshi lo portò, ridendo come un idiota, su per le scale, fino ad arrivare sul tetto della scuola. Completamente vuoto.

“Aaah, che pace!” sospirò, lasciando andare Daisuke, che nel frattempo si passava distrattamente la mancina tra i folti capelli rossi.

“Ehm…Saheara-kun… ora che siamo qui… che facciamo?” si azzardò a chiedere timidamente.

Piccolo, innocente Daisuke Niwa.

Daisuke Niwa che in realtà nascondeva ben di più.

“Come che facciamo? Non facciamo niente, no? Ci riposiamo!” rispose Takeshi, come se la risposta fosse ovvia.

Sospirando felice, si lasciò cadere sul pavimento del tetto, guardando il cielo.

Daisuke sospirò, scuotendo il capo, e sedendosi a fianco dell’amico.

Rimasero in silenzio per lungo tempo, fermi così, a guardare il cielo.

“Non trovi che qui si stia benissimo, Daisuke?” mormorò ad un certo punto Takeshi, riaprendo gli occhi che prima aveva chiuso.

Il rossino si voltò verso di lui. Ci pensò un attimo.

E, alla fine, sorrise.

“Già, hai ragione…” concordò, con un sorriso beato sulle labbra sottili e rosee.

“Vorrei rimanere qui, così. Per sempre.” sussurrò Saheara, in uno dei suoi rari momenti di serietà.

“Sarebbe bello…” aggiunse Daisuke, guardandolo.

Strano che Saheara Takeshi fosse serio. Molto, molto strano.

“Ah ah! Ma non avrai mica creduto che stessi parlando sul serio, vero Niwa-kun?” esclamò ad un tratto il ragazzo moro, tornando seduto e battendogli la mano sulla schiena.

Daisuke sbattè le palpebre.

Appunto. Era troppo strano.

Sospirò, scuotendo il capo. Che cosa si aspettava, in fondo, da lui?

“Parlando seriamente, Daisuke…”

Ecco. Ora doveva iniziare a preoccuparsi. MOLTO.

“Sì, certo, Saheara-kun.. come no..” ironizzò, sorridendogli divertito.

Povero Takeshi. Sempre privo di preoccupazioni…

“No no, sul serio! Dicevo..” tossicchiò appena, come per darsi un tono serio.

“Domenica c’è una mostra di quadri. Quadri famosi e non. Ne parlano molto bene. Che dici, ci vieni?” propose, incrociando le gambe e sorridendogli.

Sicuro che avrebbe accettato la proposta.

Sicuro, perché ci sarebbe stata anche Risa.

“Mmmh.. non so… sai, con i compiti…” ribatté Daisuke, prima di venire interrotto.

“C’è Risa Harada”

“Ci sono!” Confermò semplicemente Daisuke, prima di arrossire di colpo.

Ma in fondo, la sua cotta per la ragazza non era segreta ormai a nessuno.

“Perfect! E sono sicuro che succederà qualcosa d’interessante!” ghignò Takeshi, alzandosi in piedi.

“C’mon, baby!”

Daisuke sospirò.

Povero Takeshi… se avesse saputo che aveva perfettamente ragione…

Ma il momento delle chiacchiere era finito.

Il moretto scattò in piedi con i sensi all'erta. Fece un balzo indietro e, con i riflessi di una volpe, scattò velocemente verso la porta antincendio alzando la mano verso Daisuke per agitarla in un ampio saluto.

"Allora ci vediamo domenica amico, bye-bye!!!"

Scappò via così, lasciando il ragazzo a bocca aperta mentre, dalla porta da cui erano arrivati loro, sbucarono con prepotenza le tre ragazze di prima. Non avevano smesso di cercare il fuggitivo e ancora speravano di acciuffarlo.

Speranze vane.

"Maledetto Saehara, ce la pagherai un giorno!!!" promisero all'unisono urlandolo al vento, puntando lo sguardo furioso al cielo e alzando gli scopettoni in segno di protesta.

C'era solo da sperare che quel giorno non arrivasse mai per il poveretto.



Lo sguardo vigile vagava lentamente per tutta la struttura controllando e ricontrollando ogni minimo dettaglio.

Non c'era nulla che gli sfuggisse ed ogni particolare era perfetto.

Le dita affusolate si spostarono agli occhiali da vista, sistemandoli meglio sul viso e lenti non graduate rifletterono la luce del sole brillando accecanti per un paio di secondi.

Con calma si volse alla sua sinistra, monitorando celermente quello che stava accadendo nell'altra stanza.

Poteva perfettamente vedere all'interno grazie ai vetri trasparenti che ricoprivano quasi interamente la struttura, ma udire parole provenienti da dentro era pressoché impossibile.

La stanza era insonorizzata, persino le telecamere a circuito chiuso nascoste negli impianti di ventilazione non registravano il sonoro. Era l'unico locale in cui non funzionava, decisione presa dal direttore di quella particolare struttura in ferro, vetro e... tele di cotone.

Pazientemente attese che i due uomini presenti al di là della porta a vetro uscissero per parlare finalmente con lui.

"Capitano Hiwatari, è tutto pronto?" domandò il direttore sbattendo in continuazione l'occhio sinistro, in un fastidioso tic nervoso.

Satoshi Hiwatari annuì appena mentre abbassava lo sguardo zaffirino sulle notazioni prese nel proprio taccuino.

"Sì. Ogni telecamera è stata modificata come da richiesta. Nelle sezioni A, B e G la sorveglianza ha avuto un massiccio aumento mentre nella sezione C-2 del primo piano i sistemi d'allarme sono stati migliorati del settantatre per cento." affermò laconico riportando all'uomo quello che aveva minuziosamente scritto.

L'altro sorrise soddisfatto poggiando una mano all'altezza della pancia, sfregandosela come se avesse appena ingerito un dolce dalla bontà sopraffina. Un altro tic. Ne aveva parecchi, constatò Satoshi, e tutti particolarmente irritanti.

Quando il direttore lo lasciò, dopo aver ricevuto una chiamata improvvisa, l'altro uomo che era con loro si avvicinò al ragazzo, parlandogli per la prima volta da che erano arrivati.

Il tono affabile e falso.

Il sorriso affilato e gli occhi sfuggenti, dal taglio lungo e sottile.

Sistemandosi distrattamente la cravatta al collo abbassò le labbra all'orecchio di Satoshi sussurrandovi piano, in modo che lui solo potesse sentire.

"Mi raccomando Satoshi, conto su di te, non deludermi."

Il ragazzo registrò mentalmente la frase facendo un cenno d'assenso con il capo.

"Sì otou-sama." disse anche. Meccanicamente. In realtà il suo cervello era occupato ad analizzare parola per parola quello che il padre gli aveva detto e il motivo per cui il direttore di un museo tanto famoso come lo Yurin li avesse convocati in fretta e furia chiedendo loro di fare il possibile per rendere il suo museo un edificio inespugnabile. Come se già non lo fosse.

Era un uomo paranoico che aveva paura persino della propria ombra e aveva smesso da tempo di farsi vedere in giro. Non usciva mai dal suo ufficio al primo piano del museo: la sezione C-2 per la precisione.

Molti dei dipendenti che lavoravano su quel piano dicevano di non averlo mai visto andare a casa, nemmeno una volta, lo vedevano a volte vagare con sguardo assente per i corridoi e allora rabbrividivano come se si fossero trovati davanti un fantasma.

Come se non bastasse anche il sovrintendente capo Hiwatari, suo padre, aveva insistito perché lui acconsentisse alle folli richieste di quell'uomo.

Aveva in mente qualcosa, ne era certo e, come al solito, glielo avrebbe tenuto nascosto fino al momento *meno* propizio.

Opportunista.

Borioso ed egoista.

A volte malediva il giorno in cui era stato adottato.

C'era un motivo se suo padre lo aveva scelto, se aveva voluto averlo come figlio ad ogni costo, nonostante avesse soltanto ventisei anni.

Mentiva davanti agli altri, sorridendogli e vezzeggiandolo come se davvero lo considerasse il migliore tra i figli, blaterando su quanto lo amasse e quanto fosse orgoglioso di lui.

Bugiardo.

Non gliene fregava niente di lui.

Anzi. Di lui gli importava... ma non della metà che Satoshi Hiwatari rappresentava.

Senza più aggiungere altro si allontanò a sua volta dal padre giungendo nell'atrio principale della struttura, premendosi il petto con una mano.

Faceva male.

Il cuore.

Batteva troppo forte.

Strinse i denti respirando grandi boccate d'aria, il capo tenuto basso e i ciuffi azzurrini che scivolavano morbidamente sulla fronte coprendo lo sguardo zaffirino.

"Non è ancora il momento." bisbigliò per poi tornare a dedicarsi alla sicurezza.

Era domenica mattina e, tra meno di un'ora, le porte del museo Yurin sarebbero state aperte al pubblico.



†1° CAPITOLO FINE†

     


                     





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